Come dovrebbe essere la moglie ucraina ideale, o anche la moglie ideale dell'uomo ucraino? Quali sono i modelli comportamentali ritenuti ideali, secondo la loro cultura? Se ve lo siete mai chiesto, ecco la risposta.
Parlando per archetipi, me ne vengono in mente almeno tre che caratterizzano la memoria collettiva ucraina e che rappresentano tre esempi positivi della "brava moglie" ucraina.
1. LA DRUZHYNA
La prima parola chiave nel descrivere la moglie ideale di un uomo ucraino è sicuramente "druzhyna", una parola che in lingua ucraina significa moglie, ma le cui radici etimologiche derivano dal lessico militare. La druzhyna, infatti, era una coorte militare il cui scopo era la difesa personale del re del Rus' Di Kiev, e, allo stesso tempo, questa élite militare medievale era composta da militari amici del re. Infatti la radice della parola druzhyna è "drug", amico. Si comprende, quindi, come il legale ideale fra due coniugi ucraini (o anche in coppia mista) sia molto profondo, riponga sull'amicizia intensa, sul rispetto reciproco e su un affiatamento quasi militaresco. Sebbene la cultura ucraina sia abbastanza tradizionalista, moglie e marito sono posti sullo stesso piano di dignità.
2. LA BEREHYNIA
Spostandoci sul terreno mitologico slavo, la berehynia rappresenta lo spirito protettore della casa o della nazione. Il suo nome deriva dalla parola "bereg", ossia "sponda" (solitamente del fiume). Dunque la berehynia rappresenta il porto sicuro dove tornare, la custode della casa e la protettrice della nazione. In un Paese dove innumerevoli guerre, persecuzioni politiche, purghe, rivoluzioni ed emigrazione hanno decimato gli uomini, il compito di portare avanti la nazione e tramandare sia i geni che la cultura ucraina è stato spesso delegato alle donne e associato ad uno dei compiti più importanti della moglie. La maternità stessa è ampiamente valorizzata nella cultura ucraina.
Il fatto che un uomo ucraino deleghi la gestione della casa alla moglie non è uno scarico di responsabilità, bensì il passaggio di scettro, un gesto di fiducia totale. La casa è donna, si dice. Qui si entrerebbe in un altro argomento, ossia il matriarcato slavo.
3. ZHENA DEKABRISTA
In assoluto il mio archetipo preferito. La moglie del decabrista è una figura storica-mitologica legata a fatti realmente avvenuti nell'impero russo sul finire del XIX secolo.
Nel 1825 alcuni nobili tentarono una rivoluzione contro lo Zar Nicola, una rivoluzione che fu sventata e terminò con la cattura e la condanna ai lavori forzati in Siberia dei nobili che l'avevano ordita. Undici delle mogli di questi nobili scelsero spontaneamente di seguire i mariti nel loro esilio in Siberia, nonostante le condizioni durissime imposte dallo zar. Undici ex nobili donne si ritrovarono quindi a lavare panni in fiumi gelati e a vivere negli stenti.
La moglie del decabrista rappresenta la capacità di sacrificio totale di alcune donne (non mi va di dire per forza russe o ucraine) ed essere chiamata "moglie del decabrista" è un altissimo complimento che si possa ricevere.
Durante le purghe staliniane si verificarono diversi casi di donne che scelsero di seguire i mariti nei gulag siberiani, in un ultimo atto di lealtà estrema. Un'ideale che contrasta enormemente con l'egoismo e l'indipendenza a tutti i costi sbandierati dall'Occidente.
DIVENTARE UNA MOGLIE DEL DECABRISTA
Cosa fecero di così sbalorditivo le mogli dei decabristi?
Queste undici nobildonne accettarono di seguire i mariti in Siberia, rinunciando ai loro titoli nobiliari e persino ai figli, che dovettero consegnare allo Stato o ai loro familiari.
Tuttavia, una volta giunte in Siberia, queste donne si rimboccarono le mani e decisero di avere la loro parte del processo di civilizzazione di quelle lande desolate. I salotti delle loro umili izba di legno divennero salotto letterari improvvisati. Queste donne conoscevano, infatti, diverse lingue straniere, la filosofia e la musica. Attraverso i loro risparmi, riuscirono a mettere su delle piccole biblioteche nella località di Irkutsk, crearono un piccolo ambulatorio medico per i coloni locali, istruirono gratuitamente i bambini figli dei coloni e riuscirono a procurare agli internati nei gulag, non solo ai loro mariti, vestiti e vettovagliamenti migliori.
CAMILLE DE DENTU, LA DECABRISTA FRANCESE
Una di loro, però, non era russa e nemmeno ucraina. Era una francese, una latina nata e cresciuta a Parigi, tale Camille De Dentu. Sua madre lavorava come governante presso la famiglia aristocratica russa degli Ivashev. Camille si era segretamente innamorata del giovane Vasilij Ivashev. Data la differenza di ceto, la loro unione appariva impossibile. Ma, quando Vasilij fu esiliato in Siberia, Camille scrisse personalmente allo zar Nicola I di poterlo seguire in Siberia e sposarlo. Commosso da tanto coraggio, Nicola I acconsentì, a condizione che però Camille non potesse tornare più indietro e perdesse la protezione diplomatica francese. Ella acconsentì, diventando l'unica moglie dei decabristi non ancora sposata al momento della partenza, e anche l'unica straniera, oltre a Pauline Guèble di cui parlerò più avanti.
Si narra che quando Camille giunse in Siberia, Vasilij non sapesse neppure del suo imminente arrivo. Colto di sorpresa da quel gesto estremo, i due si sposarono una settimana dopo nel campo di prigionia e Camille diede a Vasilij tre figli. Purtroppo la giovane morì solo 8 anni dopo a causa di una febbre violentissima sopraggiunta nel campo di prigionia, a soli 31 anni. Vasilij, affranto dal dolore, morì a sua volta un anno dopo, nel giorno stesso in cui un anno prima era morta la moglie.
I figli, invece, furono reinseriti nella nobiltà russa dal successore di Nicola, lo zar Alessandro II, e poterono tornare nella Russia Europea.
Camille, francese al 100% e senza titoli nobiliari, spiccava comunque per la sua innata eleganza e la sua bellezza calda, con grandi occhi scuri e capelli castani. Vasilij, quando la vide arrivare in Siberia, la descrisse come una visione celestiale che trasformava improvvisamente una prigione in paradiso. Le altre mogli dei decabristi, tutte nobili, accolsero di buon grado Camille nel loro gruppo, in quanto il suo gesto la nobilitava agli occhi delle altre.
PAULINE GUÉBLE
Anche Pauline Guèble fu la moglie straniera di un decabrista russo. Anche lei francese, era giunta a Mosca per lavorare come sarta e modista in un negozio di abiti francese. A Mosca conobbe un nobile russo ricchissimo, e fra loro scoccò una scintilla di passione travolgente. Tuttavia la madre di lui si oppose con ostinazione al matrimonio, essendo il divario di ceto troppo elevato.
Ivan Annenkov fu condannato a 20'anni di lavori forzati, e, immediatamente, Pauline scrisse allo zar di poterlo seguire in Siberia con queste parole:"Non sono sua moglie. Ma sono disposta a dividere con lui la prigione e la miseria".
Pauline affrontò un viaggio di diversi mesi per raggiungere Ivan a Chita. Si sposarono in una piccola chiesa siberiana e restarono in Siberia per 30'anni, durante i quali lei apprese il russo e adottò il nome russo di Paraskovya Egorovna Annenkova. I due ebbero sette figli e, dopo trent'anni di esilio, poterono tornare nella Russia Europea tutti e nove.
Ivan morì esattamente un anno dopo la morte della moglie.
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