I NUMERI
Va detto che il fenomeno del ritorno alla campagna non coinvolge la totalità dei giovani, ma rappresenta una corrente specifica in controtendenza rispetto al trend dominante.
In altre parole, in un contesto che vede le città accrescere ancora di più la propria popolazione e le campagne spopolarsi, comincia ad intravedersi un sottoinsieme di persone che, invece, compiono la scelta opposta e vanno a vivere in aree rurali, abbandonando le città. Un fenomeno che si ripete ciclicamente di fronte a crisi economiche profonde, tanto da essere considerato una spia attendibile di crisi di sistema. L'esempio più lampante fu lo spopolamento delle città a favore delle campagne in seguito alla caduta dell'Impero Romano. Qualcuno ipotizza persino che staremmo entrando in un nuovo Medioevo, chiamato tecnomedioevo.
Tornano al fenomeno dei neorurali, ecco chi sono queste persone dal punto di vista demografico.
Da una parte, le persone che si spostano di più verso le città sono i giovani fra i 18 e i 29 anni, i quali probabilmente migrano verso aree urbane per motivi di studio, opportunità di carriera e anche per ragioni di lifestyle. Solitamente, chi resta single, o in una relazione senza figli, prosegue la propria vita in città, spesso restando a vivere in affitto.
Tuttavia, si osserva che molte famiglie giovani e pensionati over 65 stanno scegliendo sempre più di spostarsi in campagna.
Mentre gli anziani fuggono dal caos e dalla congestione urbana presente in città, spinti da voglia di calma e di ritmi più lenti, le giovani famiglie sono spinte in campagna da una motivazione più inquietante: il costo esorbitante della vita in città.
Ecco, infatti, il quadro completo (e drammatico).
A seguito di continue crisi economiche, pandemie, guerre e inflazione, ma anche per via del diffondersi degli AirB&B e per motivi di immigrazione di massa, il costo degli alloggi in città è schizzato alle stelle ed è diventato semplicemente troppo alto per coloro che pianificano di formare una famiglia.
Il ceto medio europeo (in decadenza) non può più permettersi un alloggio in città di una metratura adeguata ad una famiglia di tre, quattro o più persone. Di conseguenza, il ritorno alla campagna è una soluzione quasi obbligatoria. Tutto ciò ha un nome, un nome che rappresenta uno dei problemi maggiori del continente europeo e non solo: gerontocrazia.
LA GERONTOCRAZIA
Alcuni dei Paesi nei quali si osserva più spesso il fenomeno del neoruralismo sono Germania, Italia (sì, ci siamo anche noi) e Francia. È comunque negli Stati Uniti che il fenomeno coinvolge in percentuale più grande i giovani fra i 29 e i 44 anni. Negli USA, infatti, milioni di giovani si sono già spostati nelle aree rurali, prendendo di mira soprattutto le aree suburbane in Stati come il Wyoming, il Montana e l'Idaho. I giovani, quindi, non vanno a vivere in mezzo al deserto, ma nelle fasce rurali più prossime ai centri abitati, in modo da non rinunciare completamente ai servizi offerti dalle città.
In Europa e negli USA il potere economico, politico e persino lavorativo è strettamente in mano agli anziani, i quali possiedono anche la maggior parte degli immobili nelle aree urbane e più valorizzate dal mercato immobiliare. Gli anziani detengono il potere economico e beneficiano grandemente da questo sistema: spesso spingono gli affitti al massimo o investono in AirB&B: sono loro i più in grado di acquistare crociere o grossi SUV di prima mano, poiché spesso hanno buone pensioni e qualche immobile in affitto.
I giovani, al contrario, ereditano sempre più tardi e sono alle prese con un'inflazione galoppante: non hanno dunque proprio accesso alle proprietà immobiliari più prestigiose (saldamente in mano ai vecchi) e sono spesso costretti a ripiegate verso la campagna. Del resto, i quartieri periferici più popolari sono in mano al sottoproletariato urbano, composto in maggioranza da immigrati extra-comunitari. Queste aree sono percepite come luoghi degradati e pericolosi, ragion per cui i giovani desiderosi di metter su famiglia spesso decidono di acquistare immobili in campagna o in paesini.
LE DESTRE IDENTITARIE E IL NEORURALISMO
Il ritorno alla campagna è sostenuto, a livello di immagine e di narrativa, anche dalle destre identitarie, soprattutto sui social.
Nella loro ottica, se le città rappresentano il cuore pulsante del caos, della globalizzazione e della conseguente migrazione di massa, allora le campagne rappresentano, al contrario, le radici identitarie dei popoli e una destinazione per chi non vuole smarrire le proprie radici etniche e culturali.
Nelle campagne, infatti, l'immigrazione spesso non è pervenuta, per lo meno non su scala di massa come nelle aree metropolitane. La campagna, un po' come avveniva nei romanzi del XIX secolo, torna ad essere raccontata come un rifugio dal carovita, dal caos, dal degrado, dall'inquinamento e dalla criminalità che investono invece le aree urbane.
Le destre identitarie incoraggiano anche l'autosufficienza alimentare, spingendo le persone a metter su delle microfattorie o degli orti per produrre cibo genuino, anziché acquistare cibo trattato dalle multinazionali. E io sostengo e approvo questa scelta, questa scelta è anche e soprattutto una VERA scelta politica che incide sulla società molto più del voto.
Le destre spingono per un ritorno alla campagna e alla tradizione (proprio dalle campagne le destre prendono un ampio bacino di voti), ma non scoraggiano l'uso di internet, pannelli solari e altre tecnologie moderne (come le pompe di calore o altro) per vivere comodamente e in maniera quasi autarchica. Questo dovrebbe in qualche modo proteggere anche dal precariato e offrire un po' di respiro a giovani e coppie anziane.
Il neoruralismo si accompagna anche ad una nuova estetica chiamata cottagecore.
ESTETICA COTTAGECORE
Le destre identitarie, negli ultimi anni, sono state brave ad intercettare il malessere dei giovani occidentali, che si sentono sempre più respinti e alienati dalla società moderna. Il ritorno alla campagna, che, come abbiamo visto, ha spesso un'origine economica, si accompagna ad una nuova estetica chiamata cottagecore. Una vera e propria sorpresa inaspettata nel 2026. Le destre la definiscono anche "il ritorno al bello", dopo lo stile spersonalizzato, asettico, minimal e freddo che ha caratterizzato gli ultimi decenni.
Tale stile trae ispirazione dai paesaggi delle campagne europee e americane del XIX secolo, le immagini di riferimento illustrano scene di campagna e usano colori tenui e dalle tinte calde o seppiate. L'abbigliamento, spesso in lino o cotone, si caratterizza per abiti da donna lunghi, con disegni floreali o etnici che rimandano alla tradizione europea. Inclusi nell'abbigliamento accessori come il capello e la borsetta di paglia, o un grembiule vintage: immancabili!
Gli interni delle abitazioni si ispirano ai cottage inglesi, americani o scandinavi. Lo stile shabby chic, nordico scandinavo o vintage francese e inglese predominano in questo tipo di abitazioni. Il tutto rimanda ad un senso di nostalgia per un'epoca mai vissuta, della quale si prende solo il meglio per trasportarlo nel presente e opporlo ad esso.
Un presente fatto sempre più spesso di caos, alienazione, crisi economiche, guerre, precariato e inflazione. Basti pensare che, solo qualche minuto fa, mi ha telefonato un'amica per dirmi che si sente profondamente depressa dalla mancanza di lavoro. <<Trovare un lavoro qui in Italia sembra impossibile.>> mi ha detto. E, poco dopo, ho ricevuto un messaggio da un'altra amica, direttamente coinvolta dalla guerra in Ucraina. Le persone sono profondamente tristi e nostalgiche di un passato percepito come più tranquillo, stabile ed europeo. Molti sognano la fuga verso altri lidi, qualcuno rivolge la fantasia ad atmosfere del passato.
Da sottolineare che l'estetica cottagecore, a differenza del neoruralismo, non ha una vera e propria matrice politica, piace spesso infatti anche ai giovani di sinistra e persino ad alcuni progressisti. Pare insomma essere un'estetica che mette d'accordo un po' tutti.
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