| Le attuali Super Potenze globali |
Cari amici e care amiche, oggi affronterò un tema cupo. Non lo faccio per cedere al panico, ma per attivare in voi quella resilienza slava che, chi mi legge, probabilmente apprezza. Parlerò di cosa accadrebbe davvero in Italia e nel mondo se lo Stretto di Hormuz restasse chiuso a lungo.
Uno shock senza precedenti
La chiusura di questo imbuto globale, attraverso cui transita il 20% del petrolio e il 30% del GNL mondiale, innescherebbe una crisi molto peggiore di quella del 2008. L'Italia importa dal Qatar il 50% del suo GNL: senza quel passaggio, i prezzi di benzina ed elettricità esploderebbero in poche ore.
Le nostre riserve strategiche coprono 120 giorni, ossia quattro mesi: un cerotto su un'emorragia.
Geopoliticamente siamo in una morsa: potremmo aumentare le importazioni di carburanti dall'Algeria, ma l'Algeria (via gasdotto TransMed) è politicamente vicina alla Russia, mentre gli USA sono diventati imprevedibili tanto quanto Mosca. Se il blocco persistesse, l'Italia — nuda energeticamente per aver rinunciato al nucleare — subirebbe un tracollo produttivo mai visto prima e una crisi energetica che potrebbe paralizzare il Paese.
Manuale di sopravvivenza per famiglie
Non aspettate il momento in cui i telegiornali vi diranno di fare scorta di tutto: la resilienza si costruisce in anticipo, sfruttando questa fase in cui in prezzi sono ancora umani. Ecco alcune cose da fare.
Resilienza Termica: Sigillate ogni spiffero già da oggi, approfittando della bella stagione per portarvi avanti. Come insegna la cultura slava, ogni spiffero è un lusso che non ci si può permettere quando fuori fa freddo e i soldi scarseggiano, e la malattia è un rischio fatale se ospedali e farmaci diventano inaccessibili.
La Dispensa Strategica: Superate la raccomandazione UE dei 7 giorni di riserva. Accumulate cereali, legumi secchi, pasta e cibo in scatola (utile in caso di blackout) finché i prezzi sono normali, per ben più di una settimana. Non dimenticate "l'oro liquido": olio e grassi, i primi a scarseggiare. Il grasso più economico è senza dubbio l'olio di semi, del quale potete fare scorta in anticipo.
| Esempio di dispensa anti-crisi ben organizzata |
Contanti e Debiti: Il denaro digitale diventa vulnerabile sotto i cyber-attacchi o i blackout. Tenete scorte di contante in casa come indicato da tempo dalla UE, e chiudete i mutui a tasso variabile prima che l'inflazione li renda insostenibili.
L'Orto di Guerra: Che sia un giardino o un balcone in città, imparate a coltivare. Galline, tacchini, conigli o vasi di ortaggi e frutta possono fare la differenza tra un pasto con dentro qualche vitamina e cibo vuoto. Se proprio non potete coltivare nulla, accumulate qualche vitamina in bustine o in compresse da tenere in dispensa.
La geografia della fame
| Pakistan, un Paese dove la malnutrizione è una piaga già attuale |
In una crisi globale il cibo non sparisce del tutto, va semplicemente al miglior offerente. Ciò espone i Paesi più poveri e sovrappopolati ad un rischio maggiore di fame e carestie gravi.
Collasso immediato (Egitto, Yemen, Libano): sono Paesi senza riserve di cibo, che vedrebbero il pane diventare un miraggio in poche settimane. La situazione di Yemen e Libano è aggravata dalle guerre in corso, metre in Egitto la sovrappopolazione e la scarsità di acqua e terreno coltivabile costituiscono da tempo un serio problema strutturale del Paese e uno dei principali motivi di emigrazione.
Crisi di massa (Pakistan, India, Bangladesh): sono Paesi dove la mancanza di energia fermerà l'irrigazione dei campi, condannando milioni di persone nelle metropoli sovraffollate alla fame. Il Pakistan, poi, è già fortemente esposto al fenomeno dell'inaridimento delle terre a causa del cambiamento climatico. Molte persone già soffrono carestie e mancanza di acqua. Purtroppo, in uno scenario di catastrofe globale, non si può escludere la morte di tante persone.
Instabilità strutturale (Corno d'Africa, Sudan): la fame sarà la miccia per guerre civili e migrazioni bibliche.
E l'Europa?
Immaginate di essere sul Titanic che affonda. Noi europei siamo come i passeggeri di prima classe: abbiamo ancora le scialuppe (il potere d'acquisto) per strappare il grano dalle mani dei più poveri. Ma sotto di noi, la terza classe rischia l'annegamento. E quando i ponti inferiori saranno sommersi, l'acqua arriverà inevitabilmente anche ai nostri piedi di velluto. Questi popoli, poi, non resteranno a morire in silenzio. Dobbiamo aspettarci esodi di massa biblici verso Paesi ancora a galla.
Ma neanche l'Europa avrà i mezzi per accoglierli e sfamarli. Una componente molto importante per la fertilizzazione dei campi agricoli, l'urea, passa attraverso lo Stretto di Hormuz. Da lì, infatti, non passano solo GNL e idrocarburi, ma anche fertilizzanti chimici o componenti per produrli.
Ritorno alla Russia?
I Paesi dell'Unione Europea potrebbero sbloccare i gasdotti russi, levando le sanzioni. Questo disinnescherebbe la crisi energetica, ma renderebbe la UE di fatto dipendente da Mosca. L'idea sembra accettabile ad alcuni Paesi occidentali come Spagna, Italia e altri, ma viene fortemente respinta dai Paesi Baltici.
Le mie previsioni (da slavista)
Io credo che Stati Uniti, Russia e Cina si stiano semplicemente dividendo il globo. Tale atto può essere visto come una 'porcata', ma non sarebbe la prima volta che delle Grandi Potenze si spartiscono la torta. Pensiamo al Secolo della Vergogna Cinese, quando le potenze imperialiste europee si divisero a tavolino la Cina, o il colonialismo occidentale in Africa.
In questo scenario, è evidente che gli Stati Uniti stiano spingendo l'Europa nelle braccia dei Russi. Molti si domandando perché, dato che l'Europa è il più grande mercato degli Stati Uniti. Ed ecco l'amara verità. Il continente europeo è in declino demografico, difenderlo dai russi costa troppo e gli USA hanno già trovato un mercato di rimpiazzo: il Messico, il Brasile e il resto dell'America Latina. Sono mercati emergenti e in crescita.
La UE, poi, può diventare il quarto competitor nello scacchiere internazionale, per gli Americani è più conveniente toglierlo di mezzo. Perché proprio la UE? Perché la UE è la super potenza più vulnerabile fra le tante. Non gode di autonomia e difesa indipendenti, ha meno nucleare di Stati Uniti, Russia e Cina, e ha una popolazione che invecchia.
Questa guerra credo che intenda mettere a nudo tutte le vulnerabilità europee e, più in generale, testare le capacità e i limiti delle Grandi Potenze.
In questo scenario il ritorno alla campagna non è una cattiva idea. Avevo scritto un articolo a tal proposito passato un po' in sordina. Per chi volesse approfondire, ecco il link.
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