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I DUE VOLTI DEL SOVRANISMO IN EST EUROPA E PERCHÉ SOSTENGO LA TERZA VIA

I DUE VOLTI DEL SOVRANISMO IN EUROPA ORIENTALE : EUROPEISTI CONSERVATORI VS FILORUSSI


Le recenti tornate elettorali in Europa orientale hanno delineato uno scenario politico che merita un’analisi profonda su questo blog che tratta di Est Europa: se in Ungheria si è assistito di recente all’ascesa di Péter Magyar, la Bulgaria ha invece confermato pochi giorni fa la centralità di Rumen Radev.


A ben vedere, questi leader appaiono come "gemelli diversi", espressioni distinte di un disagio comune che attraversa la regione orientale del continente. A questo quadro si aggiungono la presenza di Robert Fico in Slovacchia e la postura conservatrice della Presidenza polacca di Nawrocki, tasselli di un mosaico complesso.

In quanto conservatrice italiana, sento l’esigenza di riflettere su ciò che sta accadendo nel fianco orientale del continente, l’area che seguo con maggior interesse. E voi, amici del mio blog, continuate a leggermi. Il quadro è molto interessante. 

QUADRO GENERALE: COSA STA ACCADENDO IN EUROPA ORIENTALE 

Prima di tutto va detto che, sebbene Magyar, Fico, Nawrocki e Radev condividano una matrice comune — un’opposizione identitaria alle politiche di Bruxelles su temi quali l’immigrazione di massa e le agende LGBTQ — il caso di Magyar emerge come il più innovativo. Egli incarna una nuova linea politica che potremmo definire "atlantismo conservatore", simile a quella tracciata da Giorgia Meloni in Italia: è la dimostrazione che si può rivendicare con forza l’identità nazionale e la destra sociale senza scivolare in posizioni filorusse o in un isolazionismo anti-europeo. 

Il modus operandi di Radev, Fico, Magyar e Nawrocki rivela una radice comune: sono tutti e quattro espressione di una mentalità est-europea che le élite liberali continuano a ignorare o, peggio, tentano ostinatamente di sradicare. A mio avviso, da slavista , ritengo la pretesa di imporre a queste nazioni riforme che collidono frontalmente con la loro sensibilità — dai matrimoni omosessuali al diritto illimitato all'aborto, fino all’accoglienza indiscriminata di flussi migratori da culture non europee — sia un grave errore strategico.

Questa pressione ideologica non produce progresso, ma solo una crescente alienazione nei popoli europei orientali e una crescente ostilità verso l'Occidente. 

L’integrazione dell’Europa orientale nel mercato comune e nell’architettura della NATO non può prescindere dal rispetto per l’identità dei popoli che la abitano. Espandere l'influenza occidentale a Est senza essere disposti ad accoglierne la storia e la cultura è una contraddizione che mina la tenuta stessa dell'Unione. Imporre paradigmi liberali su società con percorsi storici profondamente diversi da quelli occidentali  genera esattamente le frizioni a cui assistiamo oggi.

Ecco quali sono, nel dettaglio, i risultati di questo cortocircuito. Ma prima una nota personale: da mediatrice culturale ed esperta del mondo slavo sono profondamente avvilita dalla testardaggine dei liberali occidentali, che, fra l'altro, con le loro sciocchezze, hanno perso pure gli Stati Uniti.

Alcune conseguenze della testardaggine acuta dei liberali sono state: 1) il rafforzamento del fronte sovranista in Europa, non solo a Est, ma anche in alcuni Paesi occidentali. Di fronte all'islamizzazione delle maggiori metropoli europee e allo scardinamento della morale tradizionale cristiana, si sta diffondendo ovunque la mentalità della Fortezza Assediata, che rafforza le Destre sovraniste. 

2) La frammentazione geopolitica: vi è il rischio che alcuni Paesi europei, sentendosi "cittadini di serie B" in UE, tornino a guardare a Est, cioè alla Russia, per pragmatismo economico e culturale. Mentre l'Occidente si sente superiore, i Russi condividono la stessa matrice culturale degli altri popoli Slavi, e questo genera simpatia a pelle. 

3) La nascita di una "Terza Via". Questa è anche la mia posizione politica, espressa bene da Magyar e Nawrocki, che scelgono l'Europa per la sicurezza, ma rifiutano il pacchetto di valori sociali progressisti. Questa è la stessa via che auspico in futuro anche per l'Ucraina. 

Vediamo ora come stanno agendo questi quattro politici conservatori nei loro rispettivi Paesi.

🇵🇱 NAWROCKI

Un esempio emblematico di questa resistenza culturale è la Polonia. Nonostante il Parlamento polacco sia oggi guidato da una coalizione liberale e filo-europea, i polacchi hanno sentito l'esigenza di bilanciare questo potere eleggendo alla Presidenza della Repubblica un conservatore di ferro: Karol Nawrocki.

Espressione del partito Diritto e Giustizia (PiS), Nawrocki è una figura che trovo estremamente interessante. Sin dal suo insediamento, ha esercitato il diritto di veto come un vero "baluardo" dei valori conservarori, bloccando la diffusione delle teorie di genere nelle scuole, la legalizzazione dei matrimoni omosessuali e la liberalizzazione dell'aborto. La sua missione è chiara: impedire che l'agenda di Bruxelles eroda le fondamenta della società polacca.

Geopoliticamente, Nawrocki non guarda alla Germania o alla Francia, ma vede in Donald Trump il suo alleato naturale, condividendo con lui una visione del mondo fondata sui valori tradizionali. Tuttavia — e qui sta il punto cruciale — il suo conservatorismo non ha nulla a che fare con la fascinazione per Mosca. Al contrario, Nawrocki è profondamente antirusso. Promuove una narrativa polonocentrica, in cui la memoria delle ferite inferte dai russi e dai sovietici al popolo polacco è il pilastro dell'identità nazionale. È l'incarnazione di una Destra che vuole stare in Occidente, ma alle proprie condizioni.

🇭🇺 MAGYAR

Se Nawrocki rappresenta la resistenza istituzionale, Péter Magyar incarna la svolta dinamica. Durante la sua campagna elettorale, Magyar ha puntato tutto su tre pilastri: lotta senza quartiere alla corruzione, netta presa di distanze da Mosca e un deciso riavvicinamento a Bruxelles. Il suo obiettivo primario è stato pragmatico: sbloccare i miliardi di fondi europei congelati durante l'era Orbán, vitali per l'economia ungherese.

Dopo Nawrocki, Magyar è il secondo volto di questa Destra anti-russa che sta ridisegnando l'Est. In questo, egli segna una linea di demarcazione netta rispetto a figure come Fico e Radev. Traendo ispirazione diretta da Giorgia Meloni, Magyar si propone quindi come un alleato prezioso e naturale per l'Italia: è fermamente favorevole alla NATO, ma non per questo cede sui temi identitari. Il suo programma parla chiaro: NO all'immigrazione di massa da terre islamiche e NO alla teoria di genere.

La vera novità è che Magyar mette fine all'isolazionismo e al filorussismo esplicito dell'Ungheria. Sceglie di riportare Budapest nel cuore dell'Europa, ma lo fa "alle sue condizioni", dimostrando che si può essere europeisti nei fatti (e nei bilanci) senza rinunciare a difendere i confini e le radici della propria nazione. Dal mio punto di vista, Magyar incarna ottimamente la forza d'animo del popolo ungherese. Eppure devo dire qualcosa di positivo anche su Orban: il predecessore di Magyar è stato l'unico politico in Europa a far salire la natalità nel proprio Paese (da 1,3 figli per donna a 1,6), sebbene non sia riuscito a raggiungere la soglia critica dei 2,1 figli per donna ungherese. 1,6 è comunque un buon risultato per un Paese che non ha importati immigrati a iosa. 

🇸🇰 FICO

Passando all'altra faccia della medaglia, con Robert Fico abbandoniamo definitivamente la "Terza Via" dei conservatori europeisti per entrare in un Paese guidato da un leader apertamente filorusso.

La politica filorussa di Fico si regge su due pilastri che rompono l'unità occidentale: un secco "no" agli aiuti all'Ucraina e un "sì" convinto al partenariato energetico con Mosca.

C'è un punto che voglio che i miei lettori memorizzino bene: non tutti i conservatori sono filorussi. Quello che preme davvero a leader filorussi come Fico e Salvini è che i capitali europei continuino a confluire nelle casse del Cremlino, lo stesso denaro che Mosca utilizza per alimentare la propria macchina bellica e arricchire una casta di oligarchi guerrafondai. A mio avviso, definirli quinte colonne non è errato. 

Non dimentichiamoci che la Russia è un Paese dai contrasti feroci: da una parte miliardari che vivono nell'oro, dall'altra milioni di cittadini comuni che faticano ad arrivare a fine mese, con stipendi da 500 euro al mese, welfare scarno, e una disperazione così mordente che spinge molti uomini ad arruolarsi per il fronte, ben sapendo che il rischio di non fare ritorno è altissimo. 

Sostengo la "Terza Via" proprio perché credo fermamente che si possa essere conservatori, tradizionalisti ed europeisti senza dover finanziare l'apparato bellico russo, e perché trovo che sia l'ideologia politica che meglio protegge l'anima slava, senza consegnare questi popoli nelle fauci russe.

Se l’Unione Europea vuole davvero essere forte, deve capire che la strategia vincente a Est non è quella di soffocare i popoli con l'agenda liberale, ma sostenere questa nuova destra identitaria. È l'unico modo per evitare che l'alienazione spinga intere nazioni tra le braccia di Mosca.

🇧🇬 RADEV


Se Fico è un alleato esplicito di Mosca, l’ex militare Rumen Radev rappresenta forse il profilo più pericoloso all'interno dell'UE, proprio a causa della sua natura ambigua. 

Formalmente si dichiara neutrale rispetto all'Ucraina, ma nei fatti agisce per il blocco totale degli aiuti a Kyiv. In breve, Radev si sta delineando come il "nuovo Orbán" dei Balcani.

Come Magyar in Ungheria, anche Radev ha costruito il suo successo politico sulla retorica della lotta alla corruzione. Nel suo caso, però, gli imputati sono stati i politici filo-europei, accusati di aver svenduto il Paese a Bruxelles e di aver praticato ruberie che hanno impoverito soprattutto la Bulgaria rurale.

Ma c'è un dettaglio che i telegiornali italiani stanno omettendo: la vittoria schiacciante di Radev arriva poco dopo l'ingresso della Bulgaria nell'Eurozona.
L'imposizione della moneta unica è l’ennesimo errore strategico di un’Unione Europea che ignora le necessità reali dei popoli. Bulgari e Croati hanno visto i prezzi impennarsi subito dopo l'adozione dell'euro, e l'isteria da rincari li sta spingendo verso Mosca, che promette energia economica e protezione della cultura locale. 

Il risultato è una percezione diffusa di un’UE (il)liberale che, mentre impoverisce le tasche dei cittadini, cerca anche di distruggerne le culture locali, imponendo la propria agenda ideologica woke. È notizia di queste ore che la UE sia tornata ad esercitare pressioni su Budapest affinché legalizzi i matrimoni gay. Ma perché, mi chiedo? 

Prima di condannare slovacchi e bulgari definendoli semplicemente "filorussi" o redneck ignoranti, dovremmo provare a capirli e chiederci: siamo davvero sicuri che i liberali che guidano Bruxelles siano le "brave persone" che dicono di essere?

Perché i liberali non sono le "brave persone" che dicono di essere

Arrivati a questo punto, dobbiamo smettere di guardare a Bruxelles come a un faro di moralità. I progressisti che guidano l’Unione Europea amano dipingersi come i "buoni", i paladini del progresso e dei diritti, ma la realtà è molto più cinica. Dietro la maschera della tolleranza verso tutto e tutti si nasconde un nuovo autoritarismo morale: chi non si piega all’agenda LGBTQ, chi vuole difendere i confini o chi semplicemente mette in dubbio i vantaggi della moneta unica viene immediatamente bollato come "nemico della democrazia" o "agente di Putin".
Questa non è democrazia, è ricatto.Imporre l’euro a economie non pronte, impoverendo le famiglie bulgare o croate, non è un atto di solidarietà, ma di sottomissione economica. Cercare di sradicare tradizioni millenarie in nome di un’agenda liberale globale non è progresso, è colonialismo culturale. È proprio questo atteggiamento arrogante che spalanca le porte ai vari Fico e Radev: se i progressisti tolgono pane e identità, il rischio che qualcuno si rivolga a Est per disperazione culturale diventa reale.
Ecco perché la Terza Via è l'unica soluzione ragionevole. Leader come Magyar e Nawrocki ci dimostrano che, forse, esiste un'alternativa vitale:
  • Libertà, non sottomissione: essere nell'Unione Europea per i vantaggi del mercato unico e della sicurezza, ma senza svendere l'anima della nazione.
  • Identità come scudo: difendere le radici cristiane e la famiglia tradizionale non è un "passo indietro", ma l'unico modo per tenere unite le società.
  • Sovranità e Atlatismo: essere conservatori fermamente anti-russi, perché sappiamo bene che la libertà non si difende finanziando gli oligarchi guerrafondai di Mosca, ma nemmeno piegandosi ai capricci ideologici di Bruxelles.
In definitiva, la Terza Via non è schizofrenia politica: è il ritorno al buonsenso. È la dimostrazione che si può amare l'Europa senza odiare se stessi.


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