Sia online che offline, l’immaginario collettivo associa spesso le donne dell'Est Europa alla prostituzione, al racket e al mercato delle "mogli per corrispondenza", proseguendo un filone nato negli anni Novanta. Tuttavia, mi è impossibile ignorare un parallelo inquietante che emerge oggigiorno proprio nel cuore delle società occidentali. Un fenomeno che considero il sintomo lampante del declino economico e morale dell’Occidente: l'adesione di massa a OnlyFans, celebrata dalla narrazione mainstream come un gesto di empowerment.
In questo post voglio analizzare come, in entrambi i contesti, il collasso di un sistema socio-economico diventi il terreno fertile per chi intende mercificare il corpo femminile e guadagnare da esso. Vedremo come la crisi inflattiva attuale spinga sempre più donne occidentali a trasformare il proprio corpo in una commodity: una risorsa spendibile per garantirsi la sopravvivenza in un mercato del lavoro privo di garanzie. I parallelismi fra la Perestroika e l'Occidente del 2026 sono scioccanti. Mettetevi comodi.
Il collasso dei sistemi: dalla "Terapia Shock" alla precarietà moderna
Negli anni '90, il crollo dell'URSS impose ai propri ex cittadini quella che gli economisti chiamarono "Terapia Shock": lo smantellamento istantaneo del welfare socialista e la polverizzazione dei risparmi privati. In quel vuoto sociale ed economico, il corpo femminile divenne la "valuta pregiata" di un’economia in macerie. Donne russe, ucraine, baltiche, ceche, rumene e ungheresi furono spinte a usare la propria immagine per espatriare, trovare uno "sponsor" o ottenere risorse da stranieri o concittadini facoltosi. La prostituzione, fino ad allora nascosta e moralmente condannata dal governo sovietico, esplose. Il sex work iniziò ad essere descritto alle donne come un lavoro normale, perfino invidiabile, in grado di far arricchire velocemente le lavoratrici. Da alcuni sondaggi degli anni '90 effettuati in scuole superiori di vari Paesi dell'Est, emerse che le ragazze lettoni, lituane e ungheresi erano le più propense ad accettare di lavorare come escort.
Oggi, in Occidente, assistiamo ad un processo più lento della Perestroika, ma altrettanto spietato. L'erosione del potere d'acquisto, l'esplosione dei costi abitativi e alimentari, e il fallimento del patto sociale hanno creato una nuova classe di precari in un mondo apparentemente opulento. Per migliaia di donne, il sex work digitale (e fisico) non è una libera scelta di carriera, ma l'ultima spiaggia per pagare l'affitto o le rate dell'università o per sfamare i figli. È la risposta individuale a un fallimento sistemico.
La mercificazione totale: dal marciapiede all'algoritmo
Il secondo parallelismo riguarda la trasformazione del corpo femminile in risorsa sfruttabile.
Se nell'Est post-comunista la mercificazione del corpo era brutale, fisica e gestita da intermediari criminali, l'Occidente contemporaneo ha "ripulito" il processo tramite la tecnologia digitale.
La piattaforma digitale ha sostituito il protettore di strada, ma la logica sottostante resta identica: trasformare l'intimità in moneta di scambio. Se un tempo, però, il racket sfruttava il caos delle frontiere aperte e del dissesto economico della parte orientale del continente europeo per spostare 'risorse', oggi le piattaforme online sfruttano la solitudine dei consumatori maschi e la disperazione finanziaria delle creator femmine. La prostituzione si è semplicemente smaterializzata: dalle strade è entrata nelle case, usando internet come un immenso catalogo.
Chi guadagna?
Nonostante la propaganda del "guadagno facile", la realtà di OnlyFans è un fallimento statistico. Solo lo 0,1% delle creator raggiunge cifre interessanti. Oltre il 90% di loro non incassa più di 20-100 dollari al mese, con una massa enorme di ragazze che guadagna meno di 3 euro al mese. Questo significa che migliaia di donne e ragazze ogni giorno mettono letteralmente a nudo la propria immagine e la propria dignità per cifre ridicole, inferiori a quelle che guadagnerebbero in un turno di lavoro da cameriera o fattorina.
I veri guadagni, come in ogni racket che si rispetti, restano ai vertici della piramide. La piattaforma trattiene il 20% su ogni transazione, generando profitti annuali che sfiorano il miliardo e mezzo di dollari, ma questi soldi non vanno alle ragazze, bensì al pizzo digitale...
Il nome del defunto proprietario della piattaforma, Leonid Radvinsky, non è una coincidenza. Ucraino di Odessa emigrato negli Stati Uniti, Radvinsky rappresenta l'anello di congiunzione perfetto tra il vecchio racket fisico post-sovietico e il nuovo "pizzo" digitale occidentale. È stato l'uomo che ha saputo industrializzare la precarietà economica femminile, trasformandola in un impero personale da miliardi di dollari. Probabilmente le sue idee in proposito sono maturate proprio nel contesto dell'Ucraina anni Novanta.
Radvinsky è morto circa un mese fa, lasciando un'eredità controversa che oggi vacilla: Elon Musk ha già manifestato l'intenzione di acquisire la piattaforma con l'unico obiettivo di chiuderla. Una mossa che molti considerano estrema, ma che penso sarebbe l'unico modo per staccare la spina a un sistema che lucra sistematicamente sulla disperazione economica delle donne, sotto gli occhi di tutti! Francamente, c'è solo da sperare che Musk vada fino in fondo.
Come gli ex sovietici e gli occidentali sono arrivati ad accettare l'inaccettabile?
Mi domando come persone morigerate come gli ex cittadini sovietici e successivamente gli occidentali siano arrivati a normalizzare il sex work e a considerarlo addirittura empowering. Pensiamoci bene: da noi in Italia e un po' in tutto l'Occidente, negli anni Novanta esisteva uno stigma fortissimo verso questo tipo di "lavoro". Quindi cosa è scattato nelle teste delle persone per arrivare a reputarlo un lavoro accettabile?
Il trauma post-sovietico: la sopravvivenza come unica morale
| Scena del film "Interdevochka" |
Nell’Est degli anni '90, l’accettazione del sex work non avvenne per convinzione ideologica, ma per anestesia sociale.
Dopo il crollo dell’ideale comunista, l'unica religione rimasta fu il soldo. La società accettò la mercificazione, perché la fame era più forte dello stigma sociale e tutti sembravano ubriachi dell'idea di fare soldi in fretta e a qualunque prezzo. Non c’era più spazio per la morale, dato che il sistema di sicurezza sociale che la alimentava era evaporato in una notte: vendere sé stesse era percepito come un tragico, ma necessario, effetto collaterale della "libertà" capitalista, nonché un modo per arricchirsi velocemente. Ovviamente in questo vuoto socio-economico-morale trovarono spazio i vari criminali, papponi e membri della mafia e del racket.
La decadenza occidentale: lo sfruttamento travestito da progresso
In Occidente, il processo è stato più subdolo. Non abbiamo accettato OnlyFans per fame e povertà estrema (non ancora, almeno non tutti), ma attraverso una manipolazione del linguaggio. Se nell'Est il sex work era venduto al pubblico come un modo per uscire velocemente dalla povertà, in Occidente è stato venduto come "libertà di espressione" ed empowerment femminile. Addirittura ho visto dei post sui social in cui il sex work - digitale e non - veniva supportato da una parte attiva delle femministe come una via rapida per emanciparsi.
Cambiano le parole, ma la manipolazione sottostante è molto simile. E, parlando di "femminismo" (organizzato, sfruttato e diretto però dagli uomini) che sfrutta il corpo delle donne, di striscio debbo citare anche il fenomeno delle FEMEN, un gruppo nato e morto in Ucraina, resosi famoso per le sue manifestazioni a seno nudo.
Ovviamente le donne povere sono le più vulnerabili a questo inganno, proprio come negli anni Novanta dell'Est erano spesso le ragazze più ingenue, più povere, spesso provenienti dalle campagne o da contesti di ignoranza quelle più facili da ingannare e arruolare, e trafficare. E, anche nel caso della prostituzione fisica tramite tratta delle donne, spesso chi incassava davvero i soldi erano i gestori del racket.
Cosa ne è stato delle ragazze dell'Est e dei loro sfruttatori?
Le ragazze dell'Est spesso furono raggirare e indotte alla prostituzione da mafie etniche: le più attive erano quella albanese, quella rumena e quella russa. Quest'ultima fu attiva nell'esportare numeri enormi di donne russe nei bordelli di tutto l'Occidente.
Il recruitment solo in pochissimi casi avveniva sottoforma di rapimento diretto come si vede nei film occidentali: spesso i recrutatori erano lover boys, cioè ragazzi che si fingevano innamorati e promettevano alle ragazze un futuro migliore all'estero, salvo poi mettere le donne a lavorare sui marciapiedi (tecnica molto usata in Romania); erano madames, il volto femminile del reclutamento: ex prostitute che reclutavano altre donne in cambio di soldi. Erano finti talent scout alla ricerca di "modelle" da far espatriare in Occidente, distruggendo i documenti delle vittime lungo il percorso. Erano finti annunci di lavoro che promettevano impieghi come badanti, cameriere o ballerine in Europa e Nord America.
Molte di queste ragazze sono sparite o morte.
Da una mia amica baltica ho scoperto a malincuore che in quasi tutti i Paesi dell'Est sono attive pagine di Facebook o di altri social in cui si cercano persone scomparse anche molti anni fa. Spesso ragazze sparite proprio in quegli anni. Ma anche uomini e bambini, vittime di vari traffici.
Oggi si sa che molte di loro sono scomparse o decedute. Molte sono state uccise da clienti, ex protettori, malattie sessuali, droghe, o si sono uccise a causa della depressione o hanno profondi traumi psicologici. Alcune sono alcolizzate. Alcune hanno scelto di scomparire, perché tornare nei loro Paesi senza soldi (e con un passato difficile da raccontare) avrebbe generato stigma e riprovazione sociale.
Se Elon Musk staccherà davvero la spina a questo impero, non sarà solo la fine di un sito, ma il riconoscimento di una verità amara: una civiltà che si regge sulla vendita della dignità delle proprie donne per pagare l'affitto è una civiltà che ha già dichiarato il proprio fallimento. È tempo di smettere di chiamare "scelta" quella che è, a tutti gli effetti, l'ultima spiaggia di un sistema al collasso.
Quindi forza Elon, molte di noi sono con te.
Per concludere, quali Paesi esportano più content creators di OnlyFans?
In testa alla classifica troviamo Stati Uniti e Regno Unito, due Paesi in cui il costo della vita effettivamente è altissimo e la classe media è in serie difficoltà. Messico e Colombia seguono a ruota. Fra i mercati europei piu emergenti, tuttavia, troviamo anche Cipro e Italia, insieme a Spagna e Grecia. Sarà un caso che sono quattro Paesi economicamente malmessi? Boh, sarà un caso!
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