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Culle vuote: perché incolpare le donne italiane di edonismo è un crimine ideologico.


In Italia si parla sempre più spesso di inverno demografico e di culle sempre più vuote, e non senza ragione: il problema è grave e reale, e i dati ISTAT sono impietosi: le nascite sono a picco da un decennio e ogni anno si segna un nuovo record negativo. Ma la cosa più bizzarra — e onestamente degradante — è il modo in cui la politica, specialmente a Destra, cerca di sviare il discorso da economico a culturale. Qui la disonestà intellettuale si fa persino offensiva: ci raccontano che le donne in Italia non fanno più figli perché siamo diventate "carrieriste" o "edoniste". La prima volta che ho letto una teoria del genere, da madre, sono rimasta scioccata dal disgusto, e, da cittadina italiana, mi sono sentita insultata dalla politica. È una narrazione che tenta di trasformare un fallimento strutturale dello Stato in una colpa individuale delle cittadine italiane, per altro spingendo contemporaneamente gli uomini italiani ancora di più contro le donne, alimentando volutamente una guerra fra i sessi (come se in Italia non ci fosse già parecchia misoginia) per sviare l'attenzione dal vero problema: un mercato del lavoro (precario e sottopagato) e un sistema economico che non servono più i cittadini, bensì le oligarchie italiane e l'alta finanza. 
La smentita che arriva dall'integrazione.
Se il problema fosse davvero culturale, le donne provenienti da società più tradizionaliste e patriarcali dovrebbero continuare a fare cinque o sei figli anche una volta trasferite qui. Invece, assistiamo a un crollo della natalità repentino anche fra le donne immigrate, non appena si stabilizzano nel nostro sistema. Prendiamo il caso di Mariya, un'immigrata ucraina che ho intervistato di recente. Mi ha detto chiaramente che non avrebbe i soldi per un terzo figlio. I primi due sono stati concepiti in Ucraina, prima della guerra.
«Qui in Italia tutto costa molto, il lavoro non c'è, noi non abbiamo abbastanza soldi e nemmeno abbastanza forza per crescere un eventuale terzo figlio. » spiega. Ed è ovvio: la "forza" fisica e mentale sparisce quando lo stress di sopravvivere giorno per giorno con stipendi da Portogallo ma prezzi da Germania drena ogni tua energia. Il sistema economico italiano è diventato "anti-natalità" per chiunque lo viva, a prescindere dal passaporto. È vero, ci sono ancora un po' di donne islamiche arrivate di recente che hanno al seguito 3 o 4 figli, ma viene da domandarsi se sono tutti figli loro e non anche amici o cugini dei figli e, soprattutto, se siano stati concepiti qui o nelle loro patrie. 

L'alibi dell'edonismo vs la rinuncia forzata

Chiamare "scelta edonistica" quella che è a tutti gli effetti una rinuncia forzata alla maternità è un atto di cecità politica. Quante donne vorrebbero un figlio, o un secondo, o un terzo, ma ci rinunciano perché non saprebbero come nutrirlo o curarlo? Certo, alcune donne fanno buon viso a cattivo gioco e cercano di consolarsi con qualche sfizio materiale o con l'idea di essere "donne in carriera", ma, sotto la superficie, questa situazione genera spesso sofferenza. Non è un caso che il consumo di psicofarmaci e antidepressivi sia in costante aumento. Non è edonismo, è sopravvivenza psicologica in un sistema che ti nega il futuro.

Una critica alle opposizioni
Mentre il governo offende le donne italiane con questa retorica astrusa sull'edonismo, le opposizioni sembrano distratte da altri temi internazionali o identitari. Ma la vera battaglia oggi è qui: difendere le donne (e gli uomini) italiane vittime di un sistema socio-economico pro-finanza e anti-persona.
Bisognerebbe smettere di parlare di "valori" e iniziare a parlare di stipendi stagnanti da trent'anni, inflazione, nafta a due euro al litro, precariato e affitti fuori controllo. Non è la voglia di bambini che manca nelle case degli italiani. È il portafoglio.
Togliere il pane e spingere alla fuga: il paradosso delle politiche attuali
Mentre a Destra si riempiono la bocca di "famiglia tradizionale" e "difesa dell'identità", i fatti dicono l'esatto contrario. Invece di potenziare il welfare, il governo ha scelto di tagliare il Reddito di Cittadinanza, togliendo l'unica forma di sostegno a migliaia di nuclei familiari che già arrancavano. La conseguenza è stata immediata e prevedibile: nello stesso anno in cui si colpiva la sussistenza dei più deboli, ossia il 2024, l’esodo dei giovani italiani verso l'estero è salito a picco. E non poteva che essere così, sinceramente non so in cosa sperasse il nuovo governo. 

Non è un caso che migliaia di ragazzi e ragazze scappino ogni anno verso Paesi dove il lavoro è pagato dignitosamente, il welfare è avanzato e i servizi funzionano. Se lo Stato ti toglie le tutele e poi ti accusa di non fare figli, l’unica risposta razionale per molti diventa fare la valigia, e non più verso il Nord Italia (che purtroppo è sempre Italia), ma direttamente verso i Paesi Bassi, la Danimarca o l'Australia. Chi resta lo fa spesso con l’acqua alla gola, sommerso da bollette e precarietà, mentre osserva una politica che preferisce fare propaganda sulla "morale" piuttosto che garantire la sopravvivenza economica ai più fragili. Ricordo un dato allarmante: 1 italiano su 9 ormai vive all'estero, e fra quelli rimasti, un buon 20% vive in condizioni di povertà. 
Il paradosso finale: esportiamo giovani e importiamo i maranza
Qui arriviamo al paradosso più grottesco. Le politiche di austerity tipici delle Destre, i tagli al welfare e la totale assenza di prospettive stanno spingendo i nostri giovani più qualificati e/o in piena età riproduttiva a "esportare" il proprio futuro all'estero. Ma il vuoto demografico e lavorativo che lasciano non scompare, anzi, va ad aggravare una situazione già gravissima. E così, un governo che frontalmente sbandiera agli elettori lo slogan "chiudiamo i porti" si ritrova a dover invitare dietro le quinte nordafricani e sub-sahariani in Italia, per tamponare le falle nella manovalanza. 
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: mentre i nostri ragazzi se ne vanno a costruire famiglie in Germania o in Inghilterra, nelle nostre città aumentano le tensioni sociali e il fenomeno dei cosiddetti "maranza". È il fallimento totale della pianificazione: si nega il sostegno alle famiglie italiane e agli immigrati regolari e integrati (come Mariya), favorendo indirettamente un ricambio demografico di bassa lega e privo di quella stabilità economica che solo il lavoro dignitoso e il welfare possono garantire. In altre parole: importiamo poveri che vanno ad accrescere il disagio sociale. 
I politici di Destra dicono di voler difendere i confini e l'identità italiani, ma stanno svuotando il Paese dei suoi figli migliori, lasciando le chiavi di casa a un disordine sociale che loro stessi hanno contribuito a creare.
La strategia del caos: la maschera e il volto del governo
Ma il vero capolavoro di ipocrisia, dopo aver offeso le donne italiane chiamandole "edoniste", dopo aver aizzato sentimenti di misoginia negli uomini scartati dal sistema, il vero capolavoro si consuma dietro le quinte. Mentre frontalmente queste Destre rassicurano un elettorato stremato dai disordini e dalla precarietà di voler difendere i confini a ogni costo, nei fatti la realtà è ben diversa, direi opposta a ciò che dichiarano. Esistono evidenze di campagne e accordi che, lontano dai riflettori (come in Tunisia), sembrano "invitare" nuovi flussi migratori, spesso gestiti in modo opaco e senza una reale strategia di integrazione a lungo termine. È un gioco cinico e pericoloso: si taglia il welfare ai residenti e si lasciano le frontiere colabrodo per generare quel disordine sociale che poi viene strumentalizzato in campagna elettorale. Creano il caos apposta per potersi proporre come l’unica soluzione autoritaria al caos che loro stessi hanno alimentato. Una spirale perversa e cannibalica che non solo non risolve l’inverno demografico italiano, ma distrugge il tessuto sociale del Paese per una manciata di voti in più. Cosa serve alle Destre, invero? Manovalanza a basso costo. E la prenderanno dove costa di meno, lasciando le frottole agli elettori.  
L’Italia non sta morendo per scelta delle sue donne, bensì per un progetto politico ed economico che ha deciso di sacrificare le famiglie e il futuro sull’altare della propaganda e del profitto. Se vogliamo tornare a vedere culle piene, dobbiamo smettere di ascoltare sermoni sulla morale e iniziare a pretendere diritti, stipendi e dignità.
NOTA FINALE: ALCUNI DATI STATISTICI
  • Record negativo: Nel 2024 le nascite sono scese sotto la soglia delle 370.000 unità, il livello più basso dall'Unità d'Italia.
  • Fuga all'estero: Nel 2024 circa 191.000 italiani si sono trasferiti all'estero, segnando un aumento del 20% rispetto all'anno precedente.
  • Tasso di fecondità: In Italia è di circa 1,18 figli per donna, ben lontano dalla soglia di sostituzione di 2,1 necessaria per mantenere stabile la popolazione.
  • Il record della povertà minorile: Nel 2024, la povertà assoluta ha colpito oltre 1,28 milioni di minori (il 13,8% dei residenti sotto i 18 anni). Si tratta del valore più alto mai registrato dal 2014.
  • Famiglie con figli nel mirino: La propaganda pro-famiglia si scontra con la realtà: quasi una coppia su cinque con tre o più figli (20,7%) vive in povertà assoluta. Anche per le coppie con due figli, l'incidenza sale significativamente al 10,6%.
  • L'impatto dell'inflazione e del taglio del welfare: Nonostante una crescita dell'occupazione, l'incidenza della povertà è rimasta stabile ai massimi storici a causa dell'inflazione. L'abolizione del Reddito di Cittadinanza ha lasciato scoperte molte famiglie fragili proprio in un momento di carovita estremo.
  • Il paradosso del rischio povertà: In totale, circa 13,5 milioni di persone (il 23,1% della popolazione) sono a rischio di povertà o esclusione sociale nel 2024, un dato in aumento rispetto all'anno precedente. 

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