Qualche giorno fa, mentre navigavo sul forum russo WomanRu, mi sono imbattuta in una discussione che mi ha fatto riflettere.
L’autrice raccontava di avere 29 anni e di lavorare ancora come promoter e volantinista. Nonostante i titoli di studio, il mercato del lavoro russo non le aveva offerto nulla di meglio di quell'impiego. Un giorno, però, mentre distribuiva volantini al freddo, ha notato una scena che l'ha turbata: una splendida ragazza con un cappotto rosso e folti capelli castani camminava verso un giovane che la aspettava con un enorme bouquet di fiori. Lui le ha aperto la portiera dell'auto, l'ha fatta salire e sono ripartiti insieme. In quel preciso istante, il cervello dell’autrice è letteralmente esploso d’invidia. Mentre lei sgobbava in un lavoro precario e frustrante, la sua mente ha partorito un pensiero tanto spontaneo quanto tabù: quanto sarebbe bello avere un uomo che ti mantiene? Un uomo che ti passa a prendere con la sua automobile, che ti regala fiori e, soprattutto, che ti salva dal dramma della povertà e dell'incertezza economica?
Questo aneddoto mi ha spinta a una riflessione: perché in Italia ci vergogniamo così tanto ad ammettere che sia bello? Perché ci auto-censuriamo? Cosa c'è di male a dire che si vuole un marito solido che risolva i problemi?
Siamo un Paese con gli stipendi bloccati da trent'anni, record di contratti precari, lavoro in nero e disoccupazione femminile alle stelle. Eppure sembra che, per una donna italiana, desiderare un uomo che ti garantisca la stabilità finanziaria e ammetterlo a voce alta oggi sia un crimine morale. Tuttavia, fino a qualche decennio fa, non era così. Negli anni '80 e '90 era considerato del tutto normale aspirare a un matrimonio solido per cambiare vita; i cinema riempivano le sale con film come Pretty Woman, che celebravano esattamente questo riscatto sociale.
Oggi, invece, molte ragazze sembrano anestetizzate da slogan preconfezionati sul patriarcato e sugli uomini narcisisti e manipolatori. A me sembra un controsenso totale. Voglio dire, se ti ritrovi intrappolata nel precariato, costretta a vivere ancora con i tuoi genitori a trent'anni, la tua vera paura dovrebbe essere la povertà e la precarietà, non il patriarcato o il narcisismo. Cos'è successo alla gente e ai media? Sono impazziti tutti?!
Ho l'impressione che la nuova generazione stia ignorando i problemi reali e materiali per combattere contro mulini a vento ideologici e problemi finti come il patriarcato. E quindi oggi lo scrivo nero su bianco per le mie lettrici: viva l'uomo che mantiene la sua donna!
PERCHÉ LE RUSSE NON HANNO QUESTO TABÙ?
Perché in Russia questo tabù morale sul voler essere mantenute non esiste, o esiste in maniera molto più blanda che da noi? Semplice: lì il materialismo non è un peccato, ma una forma di pragmatismo. Sotto al post di quella ragazza, infatti, nessuno ha fatto la morale, come farebbero Gianpirlo e Concetta nei forum italiani. Le hanno anzi risposto con consigli brutalmente pratici: "Fatti le extension, dimagrisci, metti le ciglia finte e cercati un uomo più grande di dieci o quindici anni". Niente giudizi morali, solo strategie concrete.
E cosa c’è di male? L’autrice ha avuto il coraggio di ammettere un’invidia sana e trasparente. Anche a me è successo: una volta, mentre ero in un negozio, ho visto un uomo dire alla compagna: "Prendi quello che vuoi, tanto pago io". In quel preciso istante anche io ho rosicato e ho pensato a quanto dev'essere bello avere un uomo che fa l'uomo e paga. Molto meglio del Gianpirlo che chiede 50/50.
Perché noi donne dovremmo logorarci psicologicamente e andare contro natura per "sconfiggere il patriarcato"? Sinceramente, a me cosa importa della guerra al patriarcato, se ho un uomo tradizionale che si prende cura di me, paga le bollette e mi offre lo shopping? Anzi, mi godrei i vantaggi del patriarcato, io e il patriarcato saremmo "culo e camicia".
Sfatiamo questo mito: desiderare di essere mantenute è legittimo, e ammetterlo è la vera libertà. Non siete sole. Nel mondo ci sono milioni di donne che desiderano esattamente la stessa cosa, e non c'è nulla di cui vergognarsi.
E ORA... NUMERI CHE FANNO RIDERE (E PIANGERE)
In Italia ci riempiono la testa con lo slogan che le donne non devono dipendere da un uomo. Poi guardi cosa offre davvero questo Paese ed è semplicemente patetico. La realtà dei fatti è che circa il 50% delle donne italiane vive in una condizione di precarietà lavorativa o economica. Una su due, babies. Del resto sappiamo di non essere nella Silicon Valley.
I dati sono impietosi:
*Contratti fantasma: Solo il 13% delle nuove assunzioni femminili è a tempo indeterminato.
*Quasi una donna su due, tra quelle che lavorano, è incastrata in un part-time involontario.
*Le donne inattive in Italia sono quasi 8 milioni.
*Le donne guadagnano, in media, il 25% in meno degli uomini a parità di mansione.
Le donne italiane non sono veramente emancipate. Non capisco, dunque, perché si facciano tutti questi problemi sul patriarcato, quando il primo vero problema da risolvere dovrebbe essere la sicurezza economica per sé stesse e per i propri figli.
VA BENE, E ALLORA DOVE TROVO IL MIO PRINCIPE AZZURRO?
Se sei arrivata a leggere fin qui, probabilmente nel cervello ti frulla una sola domanda: dove lo trovo un uomo disposto a mantenermi?
Scordati gli italiani: spesso sono completamente dissociati dalla realtà e non hanno alcuna intenzione di fare i provider. Dobbiamo alzare lo sguardo e guardare le alternative culturali che abbiamo già in casa, grazie alle comunità straniere in Italia:
* Uomini cinesi : Spesso sono imprenditori autonomi, solidi e di grande successo. Hanno una cultura familiare d'acciaio e considerano il benessere economico della famiglia come il primo indicatore del proprio valore sociale.
* Uomini arabi : Anche se mediamente hanno redditi più contenuti rispetto agli imprenditori cinesi, per loro il mantenimento della moglie (nafaqah) è un dovere sacro, legale e religioso. Non importa se lei è ricca: per un uomo arabo chiedere di fare 50/50 su affitto, bollette o spesa è un disonore pubblico.
* Uomini dell'Est Europa: Ben inseriti in settori redditizi come l'edilizia, l'artigianato o i trasporti, garantiscono entrate stabili e medio-alte. Condividono la mentalità pragmatica post-sovietica: i soldi della donna sono suoi e servono ai suoi sfizi (estetica, shopping, viaggi), mentre i soldi dell'uomo pagano la vita reale (casa, bollette, cibo).
Per concludere, ritengo che la narrazione occidentale contemporanea sia un capolavoro di ipocrisia: ci hanno convinte che il massimo della liberazione per una donna sia svegliarsi alle sei o alle cinque, fare i salti mortali e correre a timbrare il cartellino in ufficio, se va bene, sennò fare turni massacranti in negozi, ristoranti e imprese di pulizie, spesso pure in nero, tralasciare la famiglia, sgobbare e il tutto per pochi spicci e la gloria di poter dire di essere una "donna forte e indipendente". La verità? Ci hanno venduto il massimo dello sfruttamento capitalista nel pacchetto "emancipazione femminile", e la gente ci crede.
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