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Zelensky apre alla possibilità per i ragazzi fino a 23 anni di uscire

 La popolarità di Zelensky, un mesetto fa, era andata parzialmente a farsi benedire, dopo alcuni scandali legati alla corruzione nel parlamento ucraino, i quali a loro volta hanno dato adito a proteste di massa nella capitale Kiev. 

Dedicai all'argomento un intero post, sentendomi, in quel momento, abbastanza contrariata dal presidente ucraino. Tuttavia, quasi come se volesse riacquisire un po' della pregressa popolarità, il parlamento ucraino ha di recente passato una legge secondo la quale i ragazzi ucraini con un'età compresa fra i 19 e i 23 anni possono finalmente lasciare il Paese. 

Sono molto contenta per loro. Immaginate di essere un ragazzo di 17-18 anni che si ritrova accidentalmente a vivere in un Paese in guerra, guerra incominciata per motivi decisi da altri, quando voi nemmeno potevate votare o lasciare il Paese in quanto minorenni. 

Poi il Paese piomba in una delle guerre più tremende dell'ultimo secolo, e voi vi ritrovate prigionieri in questo disastro, col futuro incerto, a pensare che magari domani sarete voi i prossimi ad essere sbattuti in trincea e morire. 

Ammetto di aver provato molta pena per gli uomini ucraini in questi tre anni di conflitto, ma i giovanissimi (e le loro madri) mi hanno fatto ancora più pena, insieme alle vedove ancora a giovani e con figli piccoli, con le quali mi immedesimo, nel senso, avrei potuto essere io una di loro.  

Quindi accolgo con gioia la notizia che l'Ucraina ha scelto in ogni caso di non sacrificare tutto il proprio pool genetico e di permettere ad una generazione di giovani uomini di salvarsi. Certo, resta la domanda: chi deve combattere? Chi ha meno diritto di tutti di salvarsi? Sono domande filosofiche, alle quali non voglio rispondere. Sinceramente non potrei decidere. 

Tuttavia posso tentare una considerazione. Anni fa studiai il processo di triage in caso di gravi calamità: disastri aerei, terremoti, maremoti, guerre. Sulla parola "guerra" non mi soffermai più di tanto, ritenendola una parola del secolo scorso. Eppure il triage, cioè il processo secondo cui i medici e i soccorritori decidono chi curare per primo qualora il personale sia poco rispetto ai feriti, ha regole chiare. 

- Le donne incinte valgono due pazienti. Le donne che si occupano direttamente di neonati o bambini (in alcuni casi anche gli uomini, se il bambino non ha altri parenti/tutori) vanno anche aiutate per prime, in quanto la vita dei bambini dipende anche dalla sopravvivenza della madre. 

- I bambini e i neonati hanno la priorità sugli adulti. I giovani la hanno sui vecchi. 

- Chi ha più chance di sopravvivere, i più forti o i feriti meno gravi, vanno aiutati per primi. 

Ne deduco che sia giusto salvare i giovani, le donne con bambini, o chi ha molti figli. Mentre, purtroppo, chi avrebbe comunque meno chance di sopravvivere o un'età avanzata andrebbe trattenuto. Onestamente bloccherei anche le donne di età avanzata (over 40) senza bambini piccoli al seguito, dato che possono essere utili in patria per lo sforzo bellico, anche semplicemente nelle fabbriche e nelle retrovie. 

Ragazzi, hlopzi, voi, a chi viene donata due volte la vita, avete un compito: non far morire la nazione, far ripartire il Paese quando la guerra sarà finita. Io, personalmente, mi sono innamorata molto del vostro bellissimo Paese e ancora oggi non capisco come i russi possano avervi fatto una cosa del genere. Non dimenticate chi siete e da dove venite (dai cosacchi). 



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