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In Cina fioriscono i DINKs e questo è un problema



Il boom dei DINKs in Cina: un tramonto demografico?

Il termine DINK (Dual Income, No Kids) torna di moda. Nati negli anni '80 questa sigla identificava le coppie con doppio stipendio che sceglievano di non avere figli per privilegiare carriera, viaggi e lusso, sostituendo spesso la prole con animali domestici e oggetti griffati. Uno stile di vita che celebrava consumismo e carrierismo, le due icone dell'epoca degli yuppies. 

Il caso Cina

Mentre in Occidente questo trend esiste già da diversi decenni, nella Terra di Mezzo l'esplosione del fenomeno è recente e allarmante. La Cina, di fatti, per molto tempo ha sostenuto la politica del figlio unico, ma anche oggi che il governo comunista ha rimosso il divieto ad avere più di un figlio, molte coppie cinesi stanno  scegliendo ugualmente di avere un solo figlio o addirittura nessun figlio. 
Oggi si stima che il 38% delle coppie cinesi sia DINK (+10% in un decennio), e la popolazione è in calo verticale: la Cina è già stata superata dall'India come Paese più popoloso al mondo e rischia il sorpasso della Nigeria entro fine secolo.
Pechino teme il collasso economico e il modello "Giappone", ovvero troppi anziani, pochi giovani.

La reazione ai "nuovi valori"

Mentre l'Europa tenta di tamponare il vuoto demografico con l'immigrazione, la Cina (come la Russia) sceglie la via dei valori tradizionali. Il governo vede nei movimenti femministi radicali, LGBTQ e MGTOW una minaccia alla stabilità sociale, accusandoli di promuovere la diffidenza tra i sessi e di condizionare i giovani, indirizzandoli verso stili di vita edonistici, individualisti e consumistici. 
In più i cinesi, dopo decenni di politica del figlio unico forzata su di loro in modo brutale (ad esempio attraverso multe e aborti forzati), non accetterebbero una politica pro-immigrazione di massa, che verrebbe letta come "hanno ucciso i nostri figli mentre erano ancora in grembo e adesso ci obbligano ad accogliere allogeni per riempire il vacuum". 

Il paradosso economico

Molte donne cinesi citano la povertà come scusa per non procreare, ma i dati dicono il contrario: il benessere materiale in Cina non è mai stato così diffuso. Il vero ostacolo sembra essere culturale: l'occidentalizzazione dei costumi spinge verso un individualismo che mette il risparmio e lo stile di vita davanti alla famiglia, inoltre i cinesi sembrano essersi abituati che avere solo un figlio sia etico per il pianeta. Invertire il trend, insomma, sembra una sfida non indifferente per il governo di Pechino.
Il secolo cinese si avvia al tramonto? Senza un’inversione di rotta demografica, la superpotenza rischia di invecchiare prima di essere diventata definitivamente ricca.

Donne cinesi nubili e sole



Nonostante carrierismo, femminismo, edonismo e altre ideologie abbiamo convinto in massa le donne cinesi che fare carriera e restare nubili rappresentasse la chiave per vivere bene e felici, la realtà attuale è ben diversa. 

Le donne cinesi che hanno scelto di restare nubili, specialmente superati i 30 anni (età in cui in Cina inizia lo stigma di vecchia zitella) oggi affrontano un paradosso doloroso: da un lato hanno l'indipendenza economica, dall'altro soffrono di una precarietà psicologica alimentata dallo stigma sociale delle "sheng nu" (donne in età avanzata ancora nubili). Nonostante la crescita dei consumi, molte vivono con l'ansia costante di non poter accedere al mercato immobiliare e di essere condannate all'affitto eterno o di non avere una rete di protezione per la vecchiaia, data l'assenza di figli e un welfare statale ancora fragile. Resta poi il dubbio: chi pagherà le pensioni quando ci saranno molti anziani e pochi giovani? 

Questo senso di instabilità finanziaria, unito alle fortissime pressioni dei genitori che vedono nel celibato una macchia sull'onore familiare, genera spesso un senso di solitudine e inadeguatezza nelle donne.

Il mito della donna lavoratrice "single, emancipata e felice" anche in Cina finisce quindi spesso con lo schiantarsi contro un muro di fatture arretrate e massicce dosi di realtà.  L'idillio della donna in carriera si scontra presto con il "gender pay gap": nei servizi dove vengono comunemente impiegate le donne in massa, gli stipendi sono briciole rispetto ai salari dei settori maschili, arrivando ad un divario negli stipendi reali di quasi il 40%.

Nelle scintillanti Pechino e Shanghai, il canone d'affitto è un predatore che divora fino all'80% dello stipendio di una lavoratrice cinese media, trasformando il sogno di indipendenza in un incubo immobiliare  Il risultato? Più che una vita da donna "libera e bella", quella della cinese media è una vita da "povera e in perpetua coabitazione": al posto del marito, le lavoratrici devono condividere l'abitazione con delle coinquiline, e si ritrovano pertanto in casa una schiera di estranee, che però costituiscono spesso l'unica vera barriera contro la bancarotta, in aree dove i prezzi degli immobili sono stellari. 

SHENG NU VS DINKs: CHI SE LA PASSA MEGLIO?

Rispetto alle donne nubili, le coppie cinesi con doppio stipendio e nessun figlio se la passano economicamente molto meglio, segno che il matrimonio rappresenta ancora uno stabilizzatore socio-economico. Per molti genitori cinesi, accettare dei figli o figlie sposati ma senza prole è psicologicamente più facile che accettare una figlia zitella o un figlio incel. 

Tuttavia, esistono delle ombre anche fra i DINKs: l'uomo resta fertile più a lungo e, spesso, in Cina un uomo child-free cambia idea intorno ai 40'anni, dopo aver raggiunto una posizione economica solida. Spesso si separa e decide di procreare con una donna più giovane di 25-35 anni, e molte donne di ritrovano "sheng nu" alla soglia dei 45 anni. 

Il fenomeno di uomini quarantenni o quartacinquenni cinesi che si risposano con donne più giovani, scaricando la ex "child-Free" alla soglia dei 40 è un fenomeno diffuso e ben documentato. Molti uomini cinesi, poi, si stanno attivamente interessando a spose straniere, dato che in Cina ci sono meno femmine che maschi a causa di aborti selettivi praticati durante la politica del figlio unico, e le donne cinesi pretendono per tradizione una dote per sposarsi. La dote richiesta, data la scarsità fisica di femmine, può rappresentare una somma irraggiungibile per molti uomini cinesi.
Gli uomini cinesi pertanto spesso cercano una sposa fra le cambogiane, le vietnamiti o le laotiane, ma è in espansione anche il mercato matrimoniale con donne slave, soprattutto russe e ucraine che vivono ai confini con la Cina, e donne occidentali. 

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