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In Italia mancano donne in età fertile!

L'anno 2021 volge al termine, ammetto che è trascorso molto rapidamente, ma che nella sua fase finale mi ha deluso: fondamentalmente è stato quasi un clone del 2020, anche se senza lockdown ufficiali. Cosa ci lascia questo secondo anno di pandemia, a livello storico e sociale? 

Tanto per cominciare, partiamo dal lavoro femminile.

L'Istat afferma che, nel 2021, risultano occupate solo il 49.5% di tutte le donne italiane, contro un 64% degli uomini. Il problema è che molte donne italiane, venuta meno, a causa della pandemia, la rete di sostegno sociale rappresentata da nonni e scuola, ora stanno abbandonando il posto di lavoro per seguire meglio la famiglia. Si tratta di un salto indietro nel tempo, di una recessione, che non so quantificare in decenni, ma penso che, lentamente, si stia tornando ad una situazione di eguaglianza fra i sessi da anni Cinquanta, dalla quale, per altro, questo Paese ha sempre faticato ad uscire. C'è da dire che quello che sta succedendo col mercato del lavoro femminile in Italia, sta avvenendo anche in altri Paesi, come ad esempio gli USA, ma in Italia i numeri sono peggiori.

Inoltre il 63% delle donne intervistate da un team di psicologhe per sondare la situazione delle donne italiane nel 2021 ha dichiarato di essere l'unico componente della famiglia ad occuparsi delle faccende domestiche, mentre oltre l'82% dichiara di essere l'unico membro della coppia a seguire le attività scolastiche dei figli. Trovo questi dati vergognosi, cioè possibile che oltre 8 padri su 10, in Italia, siano completamente disinteressati all'andamento formativo dei figli? Per non parlare delle faccende domestiche. Allo stesso tempo, però, la maggior parte degli uomini preferirebbe una partner che lavora (ovvio, così non deve mantenerla).

Mi pare ovvio perché molte donne italiane si sentano oberate di lavoro e semplicemente "scoppino", soprattutto ora che fra DAD e quarantene, nemmeno la scuola rappresenta più un sostegno sociale affidabile e garantito per le donne. In queste condizioni, conciliare vita privata, lavoro e incombenze domestiche, è davvero un'arte da equilibristi, soprattutto se consideriamo il fatto che il mondo del lavoro è cambiato molto negli ultimi anni e molte donne lavorano senza orari fissi, talvolta anche di notte o nei week-end o durante le festività, oppure non staccano mai realmente la spina. Capisco perché molte donne rinuncino ad uno dei due aspetti della vita: o la carriera o la famiglia numerosa (per numerosa spesso si intende solamente da due figli in su). E qua arriviamo ad un tasto dolente. 

Crisi demografica

Il 2021 conferma il trend catastrofico del 2020, anzi, lo peggiora anche. 

Per ricordare a chi se lo fosse perso: nel 2020 l'Italia ha toccato il record negativo di nascite dal 1862, cioè da quando l'Italia era stata devastata dalle guerre civili del risorgimento che portarono all'unificazione del Paese. All'epoca intere zone d'Italia, soprattutto nel Mezzogiorno, furono devastate dalle battaglie e dallo sfruttamento successivo all'annessione e l'economia fu ridotta a pezzi. Come ricorda l'autore meridionale Pino Aprile, fu allora che iniziò la massiccia emigrazione dal Sud, che, nel corso di oltre un secolo e mezzo, ha portato alcune zone d'Italia addirittura allo spopolamento. L'intero sud, infatti, fa solo dieci milioni di abitanti, ovvero come la sola Lombardia, e parliamo del sud con incluse le due isole di Sicilia e Sardegna!

Ma torniamo al 2021. Oggi le donne italiane, parlando di fecondità, si trovano allo stesso livello delle loro bis e trisnonne vissute in una delle epoche più buie della storia moderna. Il 2020 era stato definito l'annus horribilis per la demografia italiana, ma il 2021 è stato ancora peggiore (sebbene non di molto). E, a complicare le cose, risulta che anche le donne straniere che vivono in Italia hanno smesso di fare molti figli. In Italia ci sono 1.22 bambini per donna e non tutti i bambini sono di madri italiane. Qualcosa impedisce alle donne di essere feconde. È come se mentalmente, come gioia di vivere, come speranze, ci trovassimo nel Sud Italia del 1861, devastato dalle guerre.

Ma c'è anche un altro problema...

In Italia mancano le donne in età riproduttiva.


Ebbene sì. Siccome, in passato, le coppie hanno fatto sempre meno figli, si è arrivati ad un punto in cui le donne in età fertile (dai 15 ai 49 anni) sono pochette. Il grosso delle donne italiane, quelle del baby boom, ormai si avvia o già si trova nella fase della menopausa. 

Se vogliamo essere poi più pignoli, in Italia pochissime donne fanno figli prima dei 25 e dopo i 45 anni, nel primo caso per motivi socio-economici, e nel secondo per motivi di salute e fertilità. Quindi il numero reale di donne italiane a disposizione per gli uomini che volessero riprodursi è davvero basso. Le donne fertili nostrane sono, insomma, merce rara. Non mi stupisce che gli uomini nostrani storcano il naso quando una di noi sposa uno straniero. A livello collettivo, è come (anzi, è proprio) se perdessimo una risorsa per donarla ad un altro popolo. In effetti nell'antichità succedeva proprio così: le truppe nemiche spesso, oltre a rubare gli oggetti di valore alla tribù sconfitta, rubavano anche le donne in età fertile. La specie umana è poco feconda e ogni gestazione dura ben 9 mesi. La donna che allatta spesso resta non fertile per un altro anno a causa degli ormoni, quindi capirete come le donne siano, per la sua popolazione, una risorsa molto importante per garantire la riproduzione della tribù. 

Scusate se uso termini un po' forti e primitivi, ma in ambito sociale le donne fertili, per una popolazione, costituiscono davvero una risorsa di grandissimo valore, tanto che persino nelle società più patriarcali o nelle situazioni di disastri e catastrofi, è sempre stata valida la legge del  :<<Prima le donne e i bambini. >> Questo perché un uomo può fecondare più donne in contemporanea, ma una donna può mettere al mondo circa un bambino ogni due anni e da un unico uomo. Una popolazione con molti uomini e poche donne fertili rischia di scomparire molto prima di una con pochi uomini e molte donne, almeno in via teorica. 

Le donne fra i 25 e i 45 anni di età sono dunque insufficienti per tutti gli uomini che volessero riprodursi (che non sono solo gli uomini fino a 45 anni, ma anche quelli più in là con l'età, che, a differenza delle donne, sono ancora fertili e spesso hanno una stabilità economica ed esperienze di vita maggiori dei più giovani).

A livello etnico, dunque, abbiamo un grosso problema: poche donne fertili e, di queste, ancora meno interessate a mettere al mondo molti figli. 

Inizialmente l'Italia ha tentato di correre ai ripari importando donne giovani dall'Est Europa o dal Sud America, ma ultimamente anche loro si riproducono poco e, proprio di recente, la migrazione dall'Est è diminuita, mentre è in aumento quella dall'Africa, in prevalenza maschile. Le donne straniere giunte in Italia venti anni fa, ormai si avviano anche loro verso la menopausa.

La situazione è così grave che, pochi giorni fa persino il Papa è intervenuto sulla questione, esortando i cattolici a fare più figli. 

In effetti, benché la popolazione mondiale sia destinata a crescere, quella italiana naviga in controtendenza (come molte altre nazioni bianche europee) e si stima che, entro fine secolo, potremmo essere solo 40 milioni, o forse meno. Ora, capisco che contestare il Papa in Italia è sport nazionale, ma in effetti lui stavolta ha toccato un tema serio. La politica deve cambiare direzione e investire sulle politiche familiari, ovviamente sempre se non vogliamo scomparire come Paese e come civiltà. Del resto, non saremmo il primo popolo a sparire da questo mondo.


Commenti

  1. Il governo se ne frega di noi. Mica siamo Immigrati clandestini.

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    1. A distanza di oltre un anno penso che la Meloni qualcosa stia facendo, ma l'economia va in pappa. Inflazione alle stelle e ormai la voce più grossa nel budget mensile è il cibo.

      Elimina

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