Europa al bivio: progressismo vs conservatorismo

Tradizione o Progresso: la scelta di campo che definisce un Paese

Dietro ogni legge o riforma si cela una visione del mondo ben precisa. Quando un governo sceglie di ancorarsi a valori conservatori o di abbracciare spinte progressiste, non sta solo amministrando la cosa pubblica: sta tracciando la rotta antropologica di un intero Paese, e dei cittadini che vi abitano. 

In questo articolo esploreremo le implicazioni di queste due filosofie, mettendo a confronto il modello tradizionale — di cui gli Stati Uniti di Trump sono oggi un esponente di spicco — con quello liberale, tipico delle democrazie europee contemporanee.

Il modello conservatore: lo Stato come custode


In questo sistema, lo Stato non si percepisce come un "inventore" di nuovi diritti, ma come il protettore di un’eredità culturale. Nel modello conservatore il fulcro è la stabilità*: la famiglia è intesa come cellula primaria della società, la religione di Stato funge da bussola etica condivisa e l’identità nazionale è il pilastro della coesione sociale. Lo slogan breve è: Dio, Patria, Famiglia. 

Il grande vantaggio di questa scuola di pensiero è l’alto livello di coscienza di sé che genera nei cittadini: sapere chi si è e da dove si viene crea una società resiliente, capace di assorbire i traumi esterni grazie a una forte coscienza collettiva.

Certo, il rischio citato dai critici è che chi non si riconosce nella morale dominante possa sentirsi escluso. Spesso le democrazie liberali accusano questi sistemi di "illiberismo" o autoritarismo. Da donna conservatrice, però, non condivido questo pregiudizio: uno Stato tradizionale non è intrinsecamente una dittatura, a dispetto di quanto sostengano certi ambienti socialisti o progressisti europei. Si può essere pienamente democratici E conservatori al tempo stesso. Anzi, a mio avviso, le nazioni europee funzionavano meglio quando i governi erano guidati da filosofie capaci di preservare l’identità e le tradizioni dei singoli popoli.

Il modello progressista: l’individuo sopra la comunità


Il modello progressista viene spesso presentato dai media mainstream come l’unica forma possibile di democrazia. In realtà, è solo una delle varianti esistenti.

In questo schema, il focus si sposta dalla comunità ai diritti atomizzati dell’individuo. I pilastri sono l’emancipazione delle minoranze (spesso identificate o create a tavolino per alimentare una narrazione di costante liberazione), la fluidità sociale e una laicità dello Stato che rasenta l'indifferenza verso i valori storici e l'ateismo di Stato tipico di alcuni regimi socialisti. 

Il prezzo da pagare è la frammentazione della coesione sociale. Il caso degli Stati Uniti a guida Democratica visto in passato è emblematico: la creazione di "nuove identità" da tutelare ha generato una galassia di gruppi d'interesse che hanno frammentato il corpo elettorale. Tra richiesta di quote riservate nelle università, agevolazioni fiscali specifiche e battaglie su bagni o categorie sportive dedicate, la società finisce per dividersi in miriadi di fazioni isolate, perdendo quel senso di destino comune che solo una solida identità nazionale può garantire. 

Come cambierebbe l'Unione Europea se imbracciasse valori conservatori e abbandonasse quelli progressisti?


Un’Europa guidata, come sempre più persone auspicano, dai Conservatori Europei sposterebbe il baricentro dal "centralismo burocratico" di Bruxelles alla sovranità delle nazioni. Bruxelles è diventata, infatti, molto simile a quello che Mosca era per l'Unione Sovietica o Vienna per l'impero Asburgico. Ridando più potere alle capitali nazionali, alcuni benefici sarebbero subito evidenti: 

- Una guida conservatrice tenderebbe a mitigare le derive ideologiche del Green Deal, privilegiando il pragmatismo industriale e la difesa degli asset produttivi europei (come l'automotivo o l'agricoltura nazionale) rispetto a regolamentazioni ambientali percepite come punitive per le imprese.

- Sicurezza e Difesa dei Confini: il focus si sposterebbe da una gestione dell'immigrazione basata sull'accoglienza indiscriminata a una protezione rigorosa delle frontiere esterne. Questo porterebbe a una maggiore sicurezza percepita e alla tutela dell'omogeneità culturale dei singoli Stati membri. L'ingresso, sebbene solo limitato e parziale, delle Destre nel parlamento europeo sta già portando (sebbene troppo lentamente) a dei cambiamenti. 

- Tutela delle Radici e della Famiglia: invece di finanziare politiche basate sulle "nuove identità", un'UE conservatrice investirebbe maggiormente nel sostegno alla natalità e nella protezione della famiglia naturale, vista come l'unico ammortizzatore sociale capace di garantire la tenuta dei sistemi di welfare nel lungo periodo.

- Sussidiarietà Reale: l'Europa tornerebbe a essere una confederazione di nazioni che collaborano su grandi temi (difesa, mercato unico, energia) senza interferire nelle questioni etiche, educative o civili che appartengono alla competenza esclusiva dei singoli popoli.

Chi e perché ostacola questo cammino?

Il percorso verso un'Europa conservatrice è ostacolato da un blocco eterogeneo che vede in questo cambiamento una minaccia al proprio potere o alla propria visione del mondo. Questi agenti sono diventati grossomodo una specie di piovra che assedia il continente da dentro e ostacola il cambiamento che sempre più elettori chiedono. 

- L'Élite Burocratica di Bruxelles: molti funzionari e istituzioni europee hanno costruito la propria carriera sulla narrazione dell'integrazione politica "sempre più stretta". Un ritorno alla sovranità nazionale ridurrebbe il loro raggio d'azione e il loro peso politico. Tuttavia, col rafforzamento della destra conservatrice alle ultime elezioni politiche europee, il vento sta cambiando.

- La "Grande Coalizione" tra Popolari e Socialisti: Storicamente, il Partito Popolare Europeo (PPE) e i Socialisti (S&D) hanno governato l'UE insieme. Anche se il PPE dichiara valori di centro-destra, spesso scende a compromessi con la sinistra progressista per mantenere la stabilità delle istituzioni, isolando le forze più chiaramente conservatrici (come i gruppi ECR o ID), in quello che viene chiamato molto gentilmente "Cordone Sanitario", mentre il vero nome dovrebbe essere "Grande Inciucio". 

- l sistema dei media mainstream: esiste una forte pressione culturale che tende a etichettare ogni istanza conservatrice come "populista", "anti-europea" o addirittura "anti-democratica". Questo meccanismo di delegittimazione rende difficile per i partiti conservatori costruire alleanze senza essere sottoposti a una costante campagna mediatica ostile, denigratoria e delegittimante.

- Le Divisioni Interne al Fronte Conservatore: paradossalmente, uno dei maggiori ostacoli è la frammentazione della destra stessa. Le divergenze su temi come il rapporto con la Russia, la politica estera o l'economia impediscono la creazione di un blocco unico e granitico capace di scalzare la maggioranza progressista. A tal proposito voglio specificare che io mi riconosco come una conservatrice anti-russa. Non perché odi i russi, ma perché condanno le azioni della Russia di Putin in merito alla questione ucraina. Definire tutti i conservatori come filorussi o addirittura estrema destra (=nazisti!) è una distorsione della realtà molto offensiva. 

La sfida, per l'Europa conservatrice, non è solo vincere le elezioni, ma riuscire a rompere il cordone sanitario creato dalle élite liberal-progressiste e dai socialisti che vedono nell'identità nazionale un ostacolo al progetto di un'Europa globalizzata e omologata, al fine di ridare alle tradizioni dei singoli popoli europei la dignità che meritano. 

Infine, è bene chiarire una cosa, da conservatore a conservatore: sostenere l'Ucraina è un atto di coerenza politica per chi crede nel diritto alla sovranità nazionale e alla conservazione del proprio retaggio culturale. Essere conservatori non significa e non dovrebbe significare essere filorussi, dal momento che la Russia si è macchiata di crimini orribili. I partiti conservatori europei dovrebbero insistere molto su questo punto, che in realtà travalica i colori politici. 

*Stabilità: per 'stabilità' i Conservatori intendono l'idea che il cambiamento di una società debba essere graduale e non repentino e rivoluzionario come sostengono invece i Progressisti. Il cambiamento graduale, infatti, garantisce anche ordine sociale. Secondo i Conservatori, cambiamenti sociali troppo repentini conducono a disordini sociali (il fenomeno dei 'maranza' ne è un esempio). Infine stabilità significa conti in regola e controllo dell'inflazione. 


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