La psicologia è una bufala!


Da ragazza, quando iniziai a nutrire interesse per la psicologia, mia madre mi disse: << Ma per favore, fatti una chiacchierata con un'amica che fai prima ed è gratis. >>

A parte la mancanza di tatto di mia madre, che in quel momento liquidai come pura ignoranza boomer, questa frase lasciò un solco indelebile nella mia mente: l'idea di mettere in discussione anche le pseudoscienze, ascese nel frattempo, almeno qui in Occidente, ad una sorta di surrogato della religione e delle antiche mitologie. Una religione laica.

Da quel momento iniziai a interrogare diverse persone che erano state in cura per problemi psicologici, tutti occidentali, tutti millennial, tutti giovani uomini e donne con la necessità di rivolgersi ad uno psicoterapeuta per rimettere insieme i cocci della loro vita. Persone apparentemente normali, non i classici stramboidi che immaginiamo finire in orizzontale sul lettino di uno psichiatra. 

Oggi, a distanza di anni, sono giunta a questa conclusione: la psicoanalisi è una bufala. Non serve a niente. È troppo severo? E allora sentite questo. Personalmente non conosco nessuno, NESSUNO, che sia guarito attraverso la psicoanalisi e gli psicofarmaci. Al contrario, molti di loro mi hanno confessato che il loro quadro clinico è addirittura peggiorato in seguito all'uso di psicofarmaci per trattare ansia e depressione. Le due ragioni principali elencate da costoro sono state: sviluppo della dipendenza da farmaci e sensazione di calma artificialmente indotta. 

Partiamo dalla prima. Diversi di loro mi hanno confessato che gli psicofarmaci creano dipendenza e assuefazione, tanto da aver rischiato di passare alle droghe vere e proprie per mantenere l'umore stabile. Uscirne e tornare ad una vita pulita, senza farmaci, è stata dura, e uno di loro, un mio amico che vive nella ricchissima Svizzera, mi ha fatto promettere di non usare mai psicofarmaci in vita mia, perché uscirne è molto più difficile che entrarvi.  

La seconda parte riguarda il senso di "felicità" che si prova in seguito all'uso di calmanti e di psicofarmaci. Non si tratta di una vera felicità, quanto piuttosto di sedazione delle emozioni. Uno spegnimento emotivo ad ampia gamma.

Si diventa una specie di zombie vivente che non prova più nulla. Il dolore si spegne, vero, ma così anche la gioia. Se si provano emozioni molto negative e di disperazione (il famoso "lupo nero interiore" di cui parlano spesso i depressi), gli psicofarmaci possono aiutare ad evitare gesti autolesionistici o estremi, ma non infondono felicità e non migliorano la vita.  Spengono. 

MASCHERA PER UN FALLIMENTO DEL SISTEMA



Ma veniamo all'elefante nella stanza.

Perché giovani uomini e donne provenienti da Paesi reputati ricchi, sicuri e progrediti come i Paesi Bassi o la Svizzera o l'Italia, sentono la necessità di andare in psicoanalisi e poi, spesso, ricorrere alla stampella degli psicofarmaci?

Torniamo all'inizio. Il modello liberal-globalita occidentale ha rimosso la religione dalle vite e dalla mente dei cittadini, derubricandola a superstizione di epoche oscure come il Medioevo. Ignorando che la teologia si intreccia spesso alla filosofia, a riflessioni su etica, estetica, immortalità, senso della vita, ontologia, e lo fa partendo da un presupposto molto semplice: non sappiamo tutto, alcune cose sono trascendenti. La religione richiede una fede assoluta nella Giustizia, nella Bontà e nella Bellezza, che la psicologia non ha gli strumenti per fornire. 

Tuttavia la psicologia è utile come strumento alternativo di controllo delle masse. Gli ingenui (ne ho fatto parte pure io) dicono: <<La religione è solo uno strumento di controllo sociale. >> 

Prima domanda: si tratta di controllo o si tratta di guida? Seconda domanda: se, come strumento di controllo sociale, è così efficace, perché i governi lo hanno dismesso?

Perché mai un governo dovrebbe rinunciare ad uno strumento di controllo sociale così utile al potere? 

La mia risposta all'enigma di fatti è : non lo ha dismesso, lo ha sostituito. E la psicologia, con la sua chimica, la sua presunta oggettività, la sua sterilità bianca e metallica, funziona meglio. Un medico ti dice ti ingoiare la pillola e bam! Sarai improvvisamente sedato e riassorbito o nullificato dal sistema. 

Ma ecco cosa si cela dietro il velo di Maia. 

La maggioranza delle persone che si è rivolta a psicologi e poi a psichiatri per ricevere aiuto, dapprima tramite la psicoanalisi (manipolazione soft della mente) e poi attraverso gli psicofarmaci (manipolazione chimica), aveva problemi concreti, causati dal sistema stesso al quale chiedevano di curarli. E il sistema rispondeva con un gaslighting da manuale: IL PROBLEMA NON È LA SOCIETÀ, SIETE VOI! SIETE VOI CHE PENSATE MALE! CHE NON AVETE I PENSIERI IN ORDINE!

Ecco alcune delle motivazioni per cui le persone con cui ho parlato sono state in terapia: ostilità verso il sistema di vita occidentale, senso di alienazione, incapacità di trovare una partner e avere una relazione sana, solitudine e isolamento, ansia dovuta a disoccupazione, precariato e mancanza di lavoro, ansia da debiti, vedovanza. 

Come vedete, non si tratta di persone malate, come gli schizofrenici che hanno allucinazioni visive o uditive e per i quali la cura psichiatrica è necessaria, bensì di soggetti sani, che spesso lavorano o che hanno ruoli sociali come madre di famiglia, ma che si sentono estraniati dal sistema o sfruttati dal sistema. Ecco la verità: non sono malati, è la società che è malata. E la psicologia non può risolvere problemi concreti come la disoccupazione, la povertà, la solitudine o la morte. A parte la morte, degli altri problemi dovrebbe occuparsene la società, ma non può farlo la stessa società che ha causato quei problemi!

Ma davvero i governanti pensavano che liberalizzare il mercato, rendere i posti di lavoro precari e mal pagati, spostare le fabbriche in Asia facendo perdere posti di lavoro in Italia senza creare una vera ricchezza altrove, rimuovere la scala mobile per stare dietro all'inflazione e, infine, distruggere quelle poche certezze identitarie che hanno tenuto insieme i cocci nel passato, come la famiglia, la coppia e il rapporto fra Uomo e Dio, avrebbe reso le persone più sane e più felici?

LA DISILLUSIONE E IL RITORNO A DIO



Un giorno, un amico di famiglia mi disse che sua figlia aveva iniziato a studiare teologia. Lui e mio padre si scambiarono un'occhiata preoccupata: futura disoccupazione assicurata, crisi identitaria, oppressione patriarcale? Anche io rimasi sorpresa, mentre oggi, qualche anno più tardi, capisco la sua scelta. 

Di recente è emerso un dato interessante: sempre più zoomer stanno tornando in chiesa, soprattutto i giovani maschi che non trovano il loro posto nell'attuale società. Perché vedete: Dio è lì per accogliere in primis gli smarriti. 

E, già anni fa, mi capitò il caso di una donna lavoratrice, divorziata senza figli, che aveva fatto anche una discreta carriera e viaggiato molto, la quale all'improvviso ebbe la famosa "fulminazione" (o blackout per dirla in termini moderni) e abbandonò tutto per farsi monaca di clausura. Non andò dallo psicologo, andò da Dio e non si è mai pentita. La sorella è ancora lì.

E voi cosa ne pensate? Siete ottimisti riguardo al futuro? Pensate anche voi che, forse, ci stiamo lasciando indietro un'epoca di benessere effimero, per risbocciare in un'epoca meno ricca materialmente, ma più romantica o più mistica?


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