Quante volte avete udito il grido d'allarme del "siamo troppi su questa Terra? Il pianeta non può sostenerci tutti. Dobbiamo abbracciare la decrescita felice!"?
Quante volte avete creduto ai numeri e alle previsioni ufficiali, secondo le quali saremmo già 8 miliardi di esseri umani e ne diventeremo 10 nel 2100? Quante volte avete letto che la diminuzione della popolazione non avverrà prima di aver toccato la soglia del dieci miliardi?
Ma vi siete mai chiesti chi ha partorito questi numeri e su quali basi? Vi siete mai domandati se siano affidabili e come hanno fatto gli organismi internazionali a calcolare questa cifra? E infine, esistono anche stime alternative o è certo che siamo così tanti?
Sono tutte domande interessanti. Ma vediamo la risposta e se è in corso un ennesimo complotto o siamo davvero così tanti.
Bisogna premettere che non esistono numeri certi, ma solo stime. Queste stime vengono fatte in maniera molto accurata e tenendo conto sia dei censimenti locali che del fabbisogno alimentare ed energetico dei vari Paesi, per cui le stime sembrano essere molto accurate o comunque vicine alla realtà. Ma un margine di errore dell'1-2% della popolazione globale è possibile e forse anche probabile.
Non saremmo più di quanti conteggiati, ma fosse qualcosina in meno. Ecco perché.
1. CENSIMENTI NON AGGIORNATI E INCOMPLETI
Cominciamo dal primo punto. Nel mondo non tutti i Paesi sono dotati di strumenti attendibili per censire i propri cittadini. Esistono infatti realtà meno digitalizzate della nostra in cui i censimenti sono carenti o poco affidabili, specialmente in aree rurali.
Ci sono Paesi con luoghi molto remoti e con fortissimi flussi migratori in uscita, spesso clandestini, o con conflitti in corso o semplicemente non equipaggiati per censire bene la propria popolazione, specialmente nelle aree rurali, in cui i numeri finali sono molto discutibili.
Alcuni Paesi hanno nomadi, villaggi sperduti e posti da cui si emigra spesso clandestinamente. Persino nei Paesi più sviluppati ci sono moltissimi cittadini che emigrano e dimenticano di avvisare le autorità del proprio Paese, le quali continuano a contare come loro cittadini che in realtà non hanno più. E gli stessi cittadini, però, vengono conteggiati nel Paese di arrivo come immigrati, per cui la stessa persona viene contata due volte.
Ma pensiamo anche ai luoghi naturali remoti nel deserto del Sahara, alle tribù dell'Amazzonia o, semplicemente, alle slums e ai villaggi rurali di posti come India e Pakistan. Qui le stime potrebbero essere anche a ribasso, tuttavia si propende per l'ipotesi opposta.
E poi, un ultimo elemento: i censimenti non vengono fatti ogni anno e non tutti i Paesi sono scrupolosi come quelli occidentali. L'India, ad esempio, non aggiorna il proprio censimento dal 2011. Sebbene l'ONU aggiorni il censimento mondiale ogni due anni resta da vedere se i dati forniti dai vari Paesi sono attendibili. E qui entriamo nel punto 2.
2. ALCUNI PAESI MENTONO
Non tutti i Paesi sono sinceri circa il numero di abitanti che dichiarano.
Diversi Paesi sono anzi interessati a gonfiare la propria demografia, per motivi soprattutto geopolitici, di prestigio internazionale e di potenza militare, e, nei regimi autoritari, questo rischio aumenta. È praticamente certo che la Federazione Russa, ad esempio, abbia gonfiato i numeri, dichiarando per anni di avere una popolazione di 150-160 milioni. Tuttavia, le intelligence occidentali oggi hanno ridimensionato la popolazione russa e la stimano intorno ai 130.000.000 di abitanti. Gli ucraini sostengono che i russi siano persino meno e che i numeri siano gonfiati da un alto numero di immigrati fatti arrivare da Uzbekistan, Tajikistan e altre repubbliche centro-asiatiche, tanto che l'Ucraina ha persino cessato di considerare la Russia un Paese pienamente europeo dal punto di vista "razziale", essendo - secondo gli ucraini - la popolazione reale russa molto meno di quella dichiarata e fortemente compensata con gli asiatici.
Un altro Paese che molto probabilmente mente sulla propria demografia è la Cina. Secondo l'università del Wisconsin, i cinesi non sarebbero affatto un miliardo e 400 milioni, bensì massimo un miliardo e 200 milioni. Il fatto importante contenuto in questo dato è che, se fosse vero (e sembra proprio che lo sia) significherebbe che la popolazione cinese è già iniziata a diminuire naturalmente. Non è la cifra di duecento milioni in meno a fare clamore, bensì la velocità con la quale la popolazione cinese abbia iniziato a diminuire. E questo fatto è praticamente assodato e confermato anche dalla comparsa di intere città fantasma, pianificate sulla base di proiezioni che si sono rivelate sbagliate. Queste città fantasma, ad ogni modo, sarebbe state causate da più fattori convergenti e non solo da previsioni demografiche errate.
3. LA NIGERIA POTREBBE AVERE MENO ABITANTI DI QUANTI DICHIARA
Oltre a Cina e Russia, anche la Nigeria potrebbe avere meno abitanti di quanti dichiarati.
Attualmente si stima che la Nigeria diventerà il Paese più popoloso al mondo nel giro di un secolo, superando l'India, che comincerà a regredire fra qualche decennio, e la Cina, che è già in decrescita. Ciò rende il tema "demografia" un argomento sensibile nel contesto politico nigeriano, tanto che i censimenti della popolazione sono un affare di Stato.
Le regioni con più abitanti ricevono più fondi dal governo centrale e questo spinge i governatori regionali a gonfiare i numeri dei propri abitanti nei censimenti, rendendo i numeri nigeriani un po' inaffidabili e probabilmente sovrastimati. Ad ogni modo, la Nigeria resta il Paese più popoloso dell'Africa e diventerà sempre di più un colosso demografico nei decenni a venire.
4. COREA DEL NORD
Il Paese più isolato del mondo non fornisce nessun dato affidabile agli osservatori internazionali. È probabile che Pyongyang sovrastimi volutamente la propria popolazione per fini propagandistici, proprio come farebbero anche i suoi alleati Russia e Cina.
5. PAKISTAN E BANGLADESH
Entrambi non dispongono di tecnologie adatte a censire accuratamente la popolazione. Entrambi sovrastimano la propria popolazione urbana.
QUANTI SIAMO REALMENTE?
Dunque, quanti potremmo essere realmente?
Sottolineando ancora una volta che si và avanti per ipotesi, potremmo essere circa 200.000.000 - mezzo miliardo in meno di quanto stimato, ossia 7,5-7,8 miliardi. Insomma potremmo non essere ancora 8 miliardi, sebbene ci saremmo ugualmente vicino.
Non è una cifra rivoluzionaria, certamente, ma è interessante se unita ad un altro dato, ossia che la natalità mondiale è scesa dappertutto e che, in alcuni Paesi come il Giappone e l'Italia, la popolazione potrebbe iniziare a diminuire prima o più velocemente del previsto, generando costernazione e anche domande di tipo economico e di sostenibilità nei governi locali.
Non siamo tuttavia molti di più o molti di meno di quanto stimato ufficialmente, perché ci sono indicatori alimentari ed energetici che ci confermano che siamo intorno ai 7,7-8 miliardi di abitanti.
Che cosa cambia questo numero?
Se fossimo veramente 7,7 miliardi di individui avremmo risorse in più per la pianificazione del welfare e delle campagne vaccinali.
Ma potrebbero esserci anche alcuni problemi, specialmente se la sottostima fosse vera in Paesi con popolazione già anziana. I problemi principali potrebbero riguardare la mancanza di lavoratori e una pressione eccessiva sul welfare.
Se invece questo vacuum fosse ascrivibile a Paesi poveri e con età media bassa, avere meno cittadini del previsto potrebbe portare un aumento dei salari e del tenore di vita.
IL FUTURO SARÀ SEMPRE PEGGIO?
Ecco una domanda interessante e inquietante insieme, che probabilmente a questo punto gli anti-natalisti e i pessimisti si staranno domandando.
Considerato che è il tetto dei 10 miliardi di abitanti è praticamente assodato (ci arriveremo intorno al 2080), siamo spacciati?
La risposta è no.
Noi esseri umani siamo una specie molto creativa e resiliente. La IA sta nascendo e si sta sviluppando proprio per modificare alcuni processi economici. È probabile che molte persone in futuro non lavoreranno più o lavoreranno in maniera diversa da oggi. Ma questo significa che in futuro occorrerà ancora di più ridistribuire le risorse, tassando patrimoni e ricchezza anziché il semplice reddito. È anche probabile che ampie fette della popolazione non avranno più la necessità di lavorare. In altre parole, i robot che fanno tutto al posto nostro e generando ricchezza da ridistribuire potrebbe non essere più uno scenario lontano nel tempo, ma anzi piuttosto vicino.
L'IA potrebbe anche avere una ripercussione diretta sull'ambiente. Favorendo il lavoro da remoto o anche il non lavoro, le persone potranno tornare a vivere in posti rurali e dovranno sposarsi meno da casa, per esempio per recarsi al lavoro.
La IA aiuterebbe anche a ridurre il fabbisogno energetico delle fabbriche e negli edifici pubblici e privati del 20%, permettendo un risparmio enorme dei combustibili e ottimizzando l'uso di rinnovabili.
COME SPECIE ABBIAMO GIÀ SUPERATO DUE PROVE DURISSIME
Ho un'altra buona notizia per i pessimisti. Come specie abbiamo già superato due prove durissime che avrebbero potuto portarci all'estinzione. Parlo della Peste Nera del 1300, dalla quale in Europa ci siamo ripresi solo grazie al 40-50% della popolazione superstite, e, più in generale, delle epidemie batteriologiche, sconfitte grazie alla scoperta degli antibiotici.
E poi dalla fame globale che, secondo le revisioni degli anni '60, sarebbe dovuta avvenire nel mondo intorno al 2000-2010, a causa dell'aumento esponenziale della popolazione mondiale.
Tuttavia la nostra specie è riuscita a schivare il pericolo, avanzando nella coltivazione intensiva, sviluppando semi più resistenti grazie alla biotecnologia e agli OGM, e su una catena logistica più efficace.
Ad oggi, nonostante siamo già intorno agli 8 miliardi, non solo non assistiamo a carestie catastrofiche, ma anzi siamo alle prese con un altro problema: l'esplosione dell'obesità anche in Paesi fino a poco fa affetti da carestie e insufficienze alimentari.
Dunque trovo ragionevole pensare che ce la faremo ancora una volta.
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